Alla natura si comanda solo ubbidendole. Francis Bacon, Saggi, 1597/1625

Archivio per settembre, 2013

La storia dell’uomo nell’utilizzo delle piante

Nella preistoria l’uomo passa dalla semplice osservazione e all’impiego istintivo delle erbe curative ad un loro uso intelligente, non possedendo nozioni e in mancanza di risposte logiche ne attribuisce gli effetti curativi ad entità sovrannaturali.

A partire dal 3000 a.C. i Babilonesi già conoscono e coltivano molte piante a scopo medicinale, e trasmettono le nozioni su alcune tavolette di argilla in cui sono descritti in caratteri cuneiformi le proprietà di alcune piante, quali la belladonna e l’aloe. Si credeva che Aura Mazda, la divinità del bene, avesse creato almeno una pianta per guarire ogni malattia.

Gli Egiziani conoscevano più di 700 forme di medicamenti: il documento più famoso è il papiro di Ebers importante per quanto ha divulgato su piante e loro proprietà.

Tra il 2500 e il 1500 a.C. la medicina indiana utilizza più di 600 piante come zenzero e genziana per fornire vigore e giovinezza.

La terapia a base di erbe e l’agopuntura nascono in Cina circa 3000 anni fa.

Le piante costituiscono l’elemento basilare della farmacopea greca e nel V secolo a.C. diverse sono le scuole che si occupano di medicina. La medicina pre-ippocratica si fonda su conce- zioni religiose filosofiche attive in parecchie città, e lo stesso Pitagora si interessa alle arti magiche delle piante.

La medicina romana dal III sec a.C. al III sec d.C. è originale nel campo delle specializzazioni nell’igiene pubblica, in campo terapeutico invece si rifà in un primo tempo alla medicina tra- dizionale più antica, ma già Catone nel III secolo citava molte piante medicinali.

A Dioscoride. si deve nel I sec d.C la prima catalogazione delle piante secondo le loro affi- nità terapeutiche e nel suo “De materia medica” vi sono menzionate ben 519 piante.

Tra il X e XI secolo l’assistenza dei malati viene affidata ai monaci e si sviluppa la medicina monastica, le abbazie sono fornite di infermeria, orto delle piante medicinali e dei medicamenti semplici. Ildegarda diviene famosa, oltre che per la costruzione del convento e per la sua vita spirituale, anche per avere messo a punto una medicina naturalistica che utilizza le erbe arricchendo le nozioni già note nel medioevo e nell’antichità con ulteriori consigli e suggerimenti.

In questo periodo si diffonde tutta una serie di scritti letteratura sull’argomento, attraverso una circolazione di informazioni che parte dai monasteri e che poi si diffonde nelle città.

Tra i secoli X e XIII inizia un interesse per la dietetica e l’igiene che integra le conoscenze nel campo della terapia con le piante.

Nei secoli XII e XIII con le crociate si attiva un intenso traffico commerciale con un costante flusso di prodotti esotici che arrivano in occidente integrando il sapere con altre culture più lontane.

Nel secolo XIII nascono le università come centri culturali che gettano i presupposti per un futuro sviluppo del sapere razionale ma in medicina lo studio delle piante resta fondamentale.

Nei secoli XIV e XV la cultura accademica favorisce la scienza delle piante medicinali alla cui descrizione si è associata l’immagine grazie alla diffusione degli erbari.

Nel secolo XV l’invenzione della stampa uniforma il sapere delle erbe e negli ambienti colti si creano pareri contrastanti tra usi formali da parte della medicina accademica e quelli empirici praticati in ambito popolare, iniziano a emergere le figure delle “streghe”.

Alla fine del secolo XV con la scoperta dell’America si aprono nuovi orizzonti di studio e impiego delle erbe curative.

Nel XVI secolo nell’ambito della scuola medica salernitana nasce il primo giardino botanico del mondo per opera di Matteo Selvatico. E’ un’innovazione rispetto ai semplici raccolti: le piante vengono per la prima volta studiate con un rigore scientifico. In questi anni aumentano gli studiosi che usano commentare i testi classici di piante medici- nali, le università istituiscono gli orti dei semplici per la conoscenza delle piante direttamente dal vivo.

Nel sec. XVI e XVII nascono i ricettari che descrivono il mondo delle formulazioni.

Infine nei secoli XVII e XVIII gli studi naturalistici sulle piante prevalgono su quelli medico- applicativi, e la botanica diventa scienza naturale autonoma.

Negli anni successivi acquistano via via sempre maggiore importanza sia la biologia sia la chimica moderna che studia le singole molecole delle piante.

La credenza nelle virtù medicinali e magiche delle piante e la conseguente invenzione di un’arte complessa della raccolta dei semplici risalgono al culto della grande dea del mondo vegetale.

Questa tradizione è comune al bacino mediterraneo viene recepita dalla scuola medica a Salerno, crocevia di questo mondo, per poi irradiarsi in Europa con nuovi fondamenti episte- mologici dovuti al sorgere di una scienza che si emancipava dal rito e dalla magia. Ma la medicina naturalista non può prescindere le sue fonti dal giardino della signora delle piante che per secoli ha posseduto la conoscenza delle virtù dei semplici impiegati per preparazione filtri e bevande.


Beccabunga

Veronica beccabunga L.

Favàs – Cressòn – Beccabonga – Erba favassina – Sgrisulo – Erva di tracina – Grasson

Scrofulariacee

Le piante del genere Veronica si distinguono facilmente da altre piante della famiglia delle Crucifere che hanno i fiori a 4 petali, perchè il petalo superiore è molto grande e quello inferiore piccolo; inoltre, la loro colorazione blu o lilla è quasi costante.

Il nome Veronica, secondo alcuni, vuole ricordare il panno con cui la pia donna deterse il sudore di Cristo durante la Passione, e sul quale rimase impressa l’impronta del viso; con un pò di immaginazione si può vedere sulle corolle completamente sbocciate il disegno di un volto umano. La Veronica beccalunga L. cresce nei ruscelli e nei corsi di acque lente. I fusti, nella parte inferiore, sono prostrati e poi si raddrizzano, mollemente fluttuanti. E’ considerata un buon depurativo e può essere consumata come il crescione; infatti le foglie fresche ne ricordano un poco il gusto. Si preparano le foglie in insalata, sia da sole, sia mescolate con crescione e portulaca. Un’altra specie di Veronica acquatica, Veronica anagallis L., che è di taglia maggiore della Beccabunga e ha le foglie più appuntite, possiede le medesime proprietà terapeutiche.

beccabunga
Habitat: acquitrini, lungo i fossi, presso le rive dei ruscelli, abbastanza diffusa in Italia centro settentrionale, sporadica nel Meridione e nelle Isole; fino a 2400 m.

Identificazione: da 10 a 60 cm. Perenne, fusti prostrati, radicanti, poi eretti, glabri, cilindrici, non cavi, un poco ramificati; foglie opposte, glabre, con brevi piccioli, lamina carnosa, finemente crenata, arrotondata nella parte superiore; fiori blu pallido (maggio – settembre), in piccoli grappoli aperti all’ascella delle foglie superiori, corolla corta, 4 lobi ineguali, quello superiore formato da due petali saldati, quello inferiore più piccolo dei due laterali, 2 stami; capsula corta, glabra, con sinuosità incavata.

Parti utilizzate: fusto e sommità, foglie fresche o essiccate ( all’inizio della fioritura), essiccate all’ombra.

Costituenti: tannino, un glucoside, aucubina.

Proprietà: depurativo, detergente, diuretico, risolvente, stimolante

Utilizzo esterno ed uso interno

Indicazione fitoterapiche: dermatosi, emorroidi, macchie, ulcera


Tormentilla

Potentilla erecta (L.) Raeusch

Erba da biscia – Tormentina – Erba merella

Rosacee

 tormentilla 1

Questa è una potentilla originale, che si distingue dal cinquefoglio e dalla argentina, per i suoi fiori a 4 elementi, invece dei 5 presenti nelle altre due. L’origine del nome indica in quale considerazione erano tenute le proprietà medicinali di questa pianta. Potentilla deviva dal latino potens: potente. Tormentilla deriva da tormen: colica; questa denominazione è assegnata a quelle piante con potere astringente e che guariscono le coliche. Pianta sconosciuta nell’antichità, la Tormentilla ebbe riconosciute le sue proprietà nel XVI sec e fu utilizzata contro diversi dolori, quello di denti e naturalmente le coliche. Il suo rizoma si utilizza subito dopo l’essiccamento; è quindi inutile fare delle grandi scorte. Il suo alto contenuto di tannino la rende incompatibile con altre sostanze, come il ferro, gli alcali, lo iodio, alcuni metalli pesanti, come il bismuto e il rame, e con altre piante medicinali come l’aloe, la camomilla romana, il condros. Utilizzata per lungo tempo come antidiarroico, la tormentilla è stata soppiantata dalla ratania, Krameria e Trianda Ruiz. e Pav., pianta esotica che entra come componente in parecchie preparazioni officinali.

 tormentilla 2

NON USARE RECIPIENTI  DI FERRO NE’ PER LA PREPARAZIONE NE’ PER LA CONSERVAZIONE

Habitat: prati, radure, pascoli delle zone umide, regioni submontane e alpine, fino a 2200 m.

 

Identificazione: da 10 a 40 cm. Perenne, fusto eretto o prostrato, gracile, ramificato, foglioso; foglie alterne, picciolate, trifogliate, dentate, quelle caulinari con picciolo corto, munite di due stipole incise; fiori gialli (maggio – ottobre), piccoli, solitari, con lunghi peduncoli, calice a 4 segmenti diritti, 4 sepali più grandi, 4 petali piccoli con margine incavato alla sommità, carpelli lisci; achenio liscio; rizoma spesso, corto, nodoso, brunastro all’estreno, bianco verdastro al taglio, che diventa rosso rapidamente. Odore nullo, sapore astringente.

 

Parti utilizzate: rizoma essiccato (marzo – aprile); togliere le radici e i fusti, essiccare al sole o nel forno tiepido.

 

Costituenti: tannino, tormentolo, un pigmento, amido.

Proprietà: astringente, cicatrizzante, emostatico

Uso interno uso esterno e utilizzazione farmaceutica

 

Indicazioni terapautiche:  afta, diarrea, emorroidi, gengive, leucorrea, piaga.


Alitosi

alitosi

 

Aria espirata dalla bocca che può avere cattivo odore per cause diverse: affezioni del tubo digerente, dei denti o delle vie respiratorie.

USO ESTERNO
masticare una foglia fresca o essiccata:

  • di frassino
  • di menta piperita
  • di menta selvatica

Collutori:

  • Vino di liquirizia, macerare 100g di radice a pezzetti in 1 litro di vino bianco per 10 giorni
  • Decotto di mirto, 20 g di foglie in 1 litro d’acqua, bollire per 5 min
  • Decotto di timo, bollire 30 g di pianta intera senza radice in 1 litro d’acqua per 3 min

USO INTERNO

  • infusione di ginepro, lasciare 30 g di bacche in 1 litro d’acqua bollente per 10 min; una tazza dopo i pasti.

Eringio

Eryngium campestre L.

Calcatreppolo – Bocca di ciuco – Cardone a cento capi – Ensalata d’àsen – Spongion – Brustolone – Salata del diavolo

Ombrellifere

L’eringio è una pianta strana: è una Ombrellifera camuffata da cardo di cui imita le ombrelle bianche, fitte come quelle dei capolini delle Composite. Le rade brattee, le foglie spinose, la lunga radice dimostrano la tenacità con cui l’eringio si attacca al terreno, creando per il diserbo gravi problemi ai coltivatori. E’ chiamto con vari nomi, ma è un cardo nomade, perchè in autunno il fusto si stacca naturalmente dal suolo e, secco e leggero, diventa preda del vento che lo trasporta altrove per le dissemina naturale. Pianta perenne, era elogiata dai medici dell’antichità per diverse proprietà, tra queste rimangono oggi soltanto quelle aperitive e diuretiche, confermate, peraltro, nel corso dei secoli, prima dall’esperienza poi da analisi chimiche delle sostanze contenute. L’eringio è importante da un punto di vista alimentare e di condimento: i giovani germogli si mangiano in insalata; le giovani foglie si conservano sotto aceto e si consumano come cetrioli e diventano vere leccornie se candite. L’azione afrodisiaca, attribuita a questa pianta, non trova conferma.

eringio

Habitat: nei prati asciutti, in zone rocciose, nei luoghi aridi; fino a 1300 – 1500 m.

Identificazione: da 30 a 50 cm. Perenne, fusto eretto, robusto, molto ramificato; foglie verde-biancastro, coriacee e spinose, le prime intere, le altre profondamente incise in segmenti dentati con lamina prolungata sul picciolo, quelle superiori inguainanti il fusto e a involucro sulle ramificazioni; fiori bianchi (luglio –  settembre), sessili, compatti, in capolini peduncolati, ovoidali-globosi, involucro spinoso con 3-6 brattee appuntite e piane, calici con denti dritti sul frutto, 5 petali, 5 stami; diachenio ricoperto di scaglie appuntite; ceppo spesso, radice lunga e striciante. Odore muschiato; sapore dapprima dolciastro, poi amaro e acre.

Parti utilizzate: foglie (luglio-agosto), radice (primavera-autunno)

Costituenti: sali minerali (potassio, sodio, calcio), olio essenziale, una saponina

Proprietà: aperitivo, diuretico, ememnagogo.

Uso interno – utilizzazione farmaceutica

Indicazioni: albuminuria, appetito, diuresi, edema, itterizia, urea.


Pinguicola

Pinguicula vulgaris L.

Erba unta – Erba olearia – Erba grassa – Erba da taj – Erba de cai – Erba oliosa

Lentibulariacee

pinguicola

La pinguicola ricorda un poco la viola mammola per i suoi fiori viola porporini; è una piantina minuscola e cresce presso le cascate, i torrenti, nelle forre umide di montagna; è carnivora, micidiale per tutti gli insetti che riesce a catturare. Come la drosera può digerire, per mezzo di enzimi secreti dalle ghiandole delle sue foglie, tutti gli insetti che prende nella sua trappola vischiosa. Mentre le vittime si dibattono per tentare di liberarsi, le foglie pian piano si arrotolano su se stesse; in 24 ore le vittime sono rinserrate nelle foglie e nel giro di tre giorni sono scomparse o digerite. Quando le foglie si ridistendono non restano che le ali e le zampette degli insetti che si disgregano a poco a poco. Un esame microscopico delle foglie ha stabilito che ogni centimetro quadrato ha 25000 ghiandole digestive. La Pinguicula vulgaris è pianta medicinale; micidiale per gli insetti, ha proprietà calmanti ed emollienti. Il suo succo contiene un enzima simile alla rennina dello stomaco dei giovani ruminanti che fa coagulare il latte.

pibguicola1

Habitat: relativamente diffusa in Italia, sulle Alpi e gli Appennini centro settentrionali, negli acquitrini, nelle torbiere, presso corsi d’acqua di montagna; dai 500 ai 2500 m.

Identificazione: da 5 a 15 cm. Perenne, fusto sotterraneo, corto, con steli fiorali sottili e gracili; foglie giallastre o verde allido, in rosette basali aderenti al terreno, sessili, ovali, glandulose, con bordi arrotolati verso l’alto; fiori violetto purpurei (maggio – luglio), isolati, quasi orizzontali, calice a 5 sepali con due labbra corte, corolla lunga, a gola vellutata e prolungata in un gracile sperone, lungo, arcuato verso la base, a 5 petali saldati in due labbra, quello superiore a 2 lobi, quello inferiore a 3 lobi, 2 stami, 2 carpelli; capsula a 1 loggia, a forma di pera, che si apre in due valve, numerosi semi.

Parti utilizzate: foglie fresche o essiccate.

Costituenti: mucillagine, tannino, saccarosio, enzimi.

Proprietà: antispasmodico, bechico, cicatrizzante, emolliente, febbrifugo.

Uso interno, uso estermo – utilizzazione farmaceutica, veterinaria e cosmetica

Indicazioni: capelli, nervosismo, pertosse, ulcera.


I benefici delle spezie

Sin dall’antichità le spezie sono conosciute e utilizzate in cucina, ma entrano anche nei preparati della medicina tradizionale di tutti i popoli. I benefici delle spezie sono innumerevoli: non soltanto le spezie consentono di migliorare il gusto delle pietanze, ma sono anche ricchissime di principi attivi, nutrienti e proprietà medicinali. Conosciamo una ad una le spezie più diffuse e consumate.

Benefici delle spezie

spezie

Anice

Ci sono diverse varietà di spezie commercializzate con il nome di anice. La più caratteristica e profumata è l’anice stellato, dalla singolare forma a stella (ovvero il frutto, che contiene i piccoli semini). L’anice stellato ha proprietà eupeptiche, carminative ed antidiarrioiche, ed è un’ottimo ingrediente per preparati contro il catarro o bevande digestive.

Cannella

Il profumo avvolgente e delicato della cannella è davvero inconfondibile. Ricavata dalla corteccia interna della Cinnamomum zeylanicun, la spezia ha molteplici utilizzi, dalla cucina alla naturopatia. Ottima stimolante della digestione, la cannella ha anche proprietà antibatteriche, antispastiche ed anticolesterolemiche, oltre ad essere considerata (chissà?) un valido afrodisiaco. Questa spezia è anche un’ottima alleata contro il diabete di tipo 2 per via delle sue proprietà ipoglicemizzanti.

Cardamomo

Spezia profumatissima, il cardamomo si acquista essiccato sottoforma di piccole capsule contenenti alcuni semini scuri. La varietà più pregiata ed aromatica è il cardamomo verde, nel quale la bacca conserva il colore verde anche dopo l’essicazione. Estremamente volatile, l’aroma dei semini di cardamomo è preservato dalla capsula, ed è intenso e avvolgente. In cucina il cardamomo è utilizzato sia nelle miscele di spezie orientali che per aromatizzare dolci, specie al nord Europa. Le proprietà? Innumerevoli. Ottimo per i problemi digestivi, il mal di stomaco e contro la flatulenza, il cardamomo ha proprietà stimolanti e viene utilizzato nella medicina tradizionale indiana anche per la cura delle gengive o dei denti, oltre che come rimedio all’alitosi.

Chiodi di garofano

Dall’odore intenso ed aromatico, i chiodi di garofano sono i piccoli boccioli floreali dell’Eugenia caryophyllata, una delle spezie più conosciute da sempre. Utilizzati per aromatizzare piatti dolci e salati, i chiodi di garofano entrano anche in numerosi preparati per la cosmesi. Si tratta di una spezia dall’elevatissimo potere antiossidante, con proprietà eccitanti, antisettiche, vermifughe, antinevralgiche, carminative ed antispasmodiche. Si può utilizzare per la preparazione di infusi da assumere dopo i pasti, in caso di indigestione, colite o fermentazione.

Coriandolo

I piccoli frutti essicati del coriandolo, interi o macinati, si usano in cucina per aromatizzare un’ampia varietà di pietanze, oppure in pasticceria. Le proprietà? Carminative, stomachiche, stimolanti, antispasmodiche, antisettiche, antibatteriche. 

Cumino

Tra i principali componenti del curry, il cumino si ricava dai semi del Cuminum cyminum, pianta diffusa nel bacino del Mediterraneo ed in America. Ottima in cucina per aromatizzare piatti e salse, era conosciuta ed apprezzatissima anche dai romani. I semi di cumino sono ricchi di proprietà: oltre a contenere ferro, indispensabile per il nostro sistema immunitario, contengono anche numerose vitamine (B1, B2, B6, PP, C e K) e sali minerali. Sono inoltre ottimi stimolanti del metabolismo ed entrano nella composizione di infusi contro il gonfiore addominale. Si ritiene che masticare semi di cumino possa migliorare l’alito cattivo.

Curcuma

Simile allo zafferano nell’aspetto (l’odore è pungente e caratteristico) ed altrettanto colorante, la curcuma è la radice polverizzata di Curcuma longa, anche se ne esistono diverse varietà. Tra le spezie più popolari nella cucina asiatica, è stata impiegata con successo sia nella medicina ayurvedica che in quella cinese. Studi recenti hanno dimostrato come la curcumina, principio attivo contenuto nella spezia, abbia proprietà antitumorali, inibendo la crescita di diversi tipi di cellule tumorali. Tra le altre caratteristiche, la curcuma è ricca di antiossidanti, antitrombotica, aninfiammatoria, coleretica, colagoga e ipercolesterolemizzante. Consultare un medico se si intende assumerla in gravidanza (sconsigliato!), allattamento o se si hanno problemi alle vie biliari.

Gingseng

Utilizzata da secoli in medicina cinese per le sue incredibili proprietà, la radice di gingseng (o ginseng) contiene fitoestrogeni ed ha dimostrati effetti afrodisiaci, oltre a stimolare il sistema nervoso ed accelerare il metabolismo. Si può trovare in commercio come ingrediente di prodotti specifici, oppure (più difficilmente) intera.

Noce moscata

La noce moscata, spezia molto delicata e diffusa, ha numerose proprietà officinali. Digestiva, disinfettante ed antisettica, è anche antibatterica, antinfiammatoria e contrasta meteorismo, diarrea e fermentazione intestinale. È anche un blando calmante del sistema nervoso. Attenzione a non eccedere con le quantità, altrimenti si rivela tossica!

Paprika

Ricavata dalla macinazione di vari tipi di peperoncino essiccato, la paprica (o paprika) è un ottimo stimolante dell’apparato digerente, ed ha proprietà toniche ed antisettiche, oltre a migliorare la circolazione.

Pepe

Tra le spezie più diffuse sulle nostre tavole, il pepe è il frutto lavorato della pianta Piper nigrum, originaria dell’India. Ne esistono diverse varietà, a seconda delle modalità di lavorazione dei frutti: il comunissimo pepe nero è ricavato dai frutti acerbi essiccati, mentre il pepe bianco conserva soltanto il seme. Il pepe rosa, invece, proviene dalla pianta di Schinus molle, originaria degli altipiani delle Ande. Apprezzato sin dall’antichità, il pepe compare già in numerosi rimedi ayurvedici. L’alto contenuto di piperina dà a questa spezia proprietà stimolanti, stomachiche e toniche, ma anche antisettiche e (taluni sostengono) afrodisiache. Inoltre il pepe è indicato in alcune diete dimagranti per la capacità della piperina di inibire parzialmente gli accumuli adiposi. L’assunzione di pepe è sconsigliata a chi soffre di problemi gastrici, ulcera, ipertensione od emorroidi, ma anche in concomitanza con diversi farmaci specifici.

Peperoncino

Ottimo antibatterico, il peperoncino è ricco di vitamina C, stimola la digestione ed ha proprietà antiossidanti, oltre a rivelarsi un alleato della nostra salute contro raffreddore e sinusite. Ritenuto tra i migliori afrodisiaci (stimola la vasodilatazione), il peperoncino ha anche un’efficace azione sul metabolismo, innalzando la temperatura corporea ed aumentando così il senso di sazietà.

Vaniglia

Intensamente e dolcemente profumata, la vaniglia si ricava dai baccelli della Vanilla planifolia, ed è attualmente tra le spezie più care in circolazione. I benefici della vaniglia sono legati alle sue proprietà astringenti, stimolanti ed antisettiche, oltre che (le evidenze scientifiche in merito non sono ancora sufficienti) afrodisiache ed antidepressive.

Zafferano

Estratto dallo stimma dei fiori del Crocus sativus, lo zafferano è una spezia molto utilizzata in cucina, specie come colorante o nei risotti. Ricco di antiossidanti, è un buon acceleratore del metabolismo e stimola la digestione. Studi recenti hanno dimostrato l’incidenza positiva dello zafferano su depressione e disturbi dell’umore. In quantità elevate (dai 4-5 g circa) può essere fortemente tossico. Se ne sconsiglia caldamente l’uso in gravidanza.

Zenzero o Ginger

Il rizoma dello Zingiber officinale, semplicemente noto come zenzero, è un vero concentrato di principi attivi. Utilizzato come spezia in cucina, ha proprietà (da essiccato) stomachiche, antiossidanti ed antinfiammatorie. Fresco, invece, è unottimo antipiretico, antinausea ed antinfiammatorio. L’infuso caldo di zenzero è ottimo contro il raffreddore di stagione.

I Masala o miscele

Masala è un termine indiano che significa “miscela”. I masala, molto utilizzati nella cucina indiana e sud-asiatica, sono mix di spezie essiccate o anche di paste speciali, ideali per aromatizzare un’ampia varietà di pietanze. Il masala più diffuso è il Garam Masala, un mix che include cannella, coriandolo, cumino, cardamomo, chiodi di garofano, curcuma e pepe nero, ma anche aglio, peperoncino, zenzero ed altre spezie a seconda delle varianti. Difficilissimo da preparare in modo equilibrato (le dosi giuste le conoscono solo gli esperti), si sposa bene con il pollo e le carni bianche, con le verdure, il riso Basmati ed il pesce. Anche il nostro curry è una varietà di masala di origine indiana, diffusissima in tutto il mondo in innumerevoli e colorate miscele. Altri masala molto utilizzati sono il Tikka masala ed il Tandoori masala. Se ci spostiamo verso ovest, invece, troviamo un’ampia varietà di profumatissime miscele mediorientali, dal Baharat al Tabel sino al popolare Ras al-hanut, colori e profumi che sanno di vivacissimi mercati nordafricani.

Spezie esotiche e meno conosciute.

In alcuni negozi specializzati o nelle erboristerie è possibile reperire spezie esotiche (o anche europee) meno conosciute, ricche di proprietà officinali e dal piacevole aroma.

È il caso, ad esempio, del macis, spezia ricavata dal frutto della Myristica fragrans, pianta che cresce nelle Isole Molucche. Insolito? Non troppo, perchè alla fine si tratta dell’endocarpo della comune noce moscata, pur presentando un sapore più delicato.

Tipico dell’areale mediterraneo è invece il fieno greco, dall’aroma altrettanto delicato e particolare. L’estratto dei semi ha proprietà stimolanti e ricostituenti, ed è dunque utilizzato in casi di anemia, convalescenze e denutrizione, ma anche per ridurre la glicemia.

Anche il carvi (kharvi) non è poi così esotico, essendo conosciuto in Europa da diversi secoli. Esteticamente simile al finocchio, il seme di carvi ha un aroma molto pungente ed è efficace come digestivo e contro il meteorismo.

Cercate sapori forti? Provate il pimento, più noto come pepe giamaicano. Le sue bacche essiccate, di colore marroncino, emanano un intenso profumo caratteristico ed inconfondibile, protagonista di numerosi piatti della cucina caraibica. L’eugenolo, principio attivo che si ricava dall’olio essenziale di pimento, ha proprietà digestive, analgesiche, carminative ed antisettiche.

Molto diffusa in oriente è la nigella, anche nota come sesamo nero. I semini scuri e amarognoli entrano in numerosi piatti tipici della cucina mediorientale, ma sono anche utilizzati da secoli dall’antica medicina islamica.

Altra spezia molto particolare è il sommacco, ricavato dai frutti essiccati del Rhus coriaria L. Dal colore rossiccio, questa spezia è reperibile soprattutto nei paesi mediorientali, in numerose varianti (tra cui alcune non commestibili, attenzione!). Può vantare un altissimo potere antiossidante.

Spezie e bellezza

Molte tra le spezie su menzionate possono essere utilizzate anche in cosmetica, per farne preparati casalinghi, bagni e impacchi, o semplicemente utilizzandone l’olio essenziale. La preparazione ed i dosaggi richiedono molta attenzione, un buon motivo per rivolgersi soltanto a centri specializzati o acquistare prodotti già pronti.

Aromi e spezie

Qual’è la differenza tra “aroma” e “spezia”? Le erbe aromatiche, per convenzione, si classificano tra gli aromi. Basilico, menta, prezzemolo, rosmarino & co, anche essiccati sono quindi degli aromi, ovvero ricavati da piante spontanee o coltivate delle quali si usano soprattutto le foglie. Per le spezie, invece, vale il termine erboristico di droga: ovvero le singole spezie si ricavano da diverse parti della pianta (radici, corteccia, seme, rizoma, fiore, ecc…), hanno un alto contenuto di oli essenziali e principi aromatici e sono utilizzate anche al di fuori della sfera alimentare.

Le spezie nell’ayurveda

L’ayurveda, la medicina tradizionale indiana, fa abbondante uso di spezie per l’equilibrio dei 3 dosha, ossia le 3 diverse energie vitali che compenetrano l’organismo. In molti casi l’azione delle spezie è finalizzata a migliorare i processi digestivi, la secrezione gastrica e facilitare l’eliminazione dei gas, intervenendo sull’equilibrio generale del sistema-corpo.

Ciascuna spezia è classificata con un proprio rasa, ossia un gusto, e può essere dosata ed prescritta dal medico ayurvedico in abbinamento a rimedi specifici per il paziente da trattare. Lo zenzero, ad esempio, possiede un rasa pungente, mentre la cannella tende al dolce. Gli altri 4 rasa individuati dall’ayurveda sono amaro, astringente, aspro e salato.

AVVERTENZA: l’utilizzo delle spezie richiede buonsenso. Mai esagerare con le dosi, ed in caso di dubbi consultare un medico. Per i preparati officinali come infusi, decotti e tinture chiedere sempre consiglio ad un erborista o a un professionista.

Bibliografia

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  • Gianfranco Vissani, Le erbe aromatiche robuste, le erbe aromatiche fragili. Aromi e spezie, La Repubblica
  • Giuliana Lomazzi, Buona tavola, salute e bellezza con erbe aromatiche e spezie, Red Edizioni
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  • Manisha G. Harkins, Spezie da tutto il mondo, De Vecchi
  • Marco Ceriani, Il potere delle spezie, Tecniche Nuove
  • Michael Tierra, Grande manuale di erboristeria. Un’integrazione delle piante medicinali d’occidente con la medicina cinese ed ayurvedica, Mediterranee
  • Rosalba Pagano, Polvere di spezie. Ricette di cucina, salute e bellezza, Xenia