Alla natura si comanda solo ubbidendole. Francis Bacon, Saggi, 1597/1625

La storia dell’uomo nell’utilizzo delle piante

Nella preistoria l’uomo passa dalla semplice osservazione e all’impiego istintivo delle erbe curative ad un loro uso intelligente, non possedendo nozioni e in mancanza di risposte logiche ne attribuisce gli effetti curativi ad entità sovrannaturali.

A partire dal 3000 a.C. i Babilonesi già conoscono e coltivano molte piante a scopo medicinale, e trasmettono le nozioni su alcune tavolette di argilla in cui sono descritti in caratteri cuneiformi le proprietà di alcune piante, quali la belladonna e l’aloe. Si credeva che Aura Mazda, la divinità del bene, avesse creato almeno una pianta per guarire ogni malattia.

Gli Egiziani conoscevano più di 700 forme di medicamenti: il documento più famoso è il papiro di Ebers importante per quanto ha divulgato su piante e loro proprietà.

Tra il 2500 e il 1500 a.C. la medicina indiana utilizza più di 600 piante come zenzero e genziana per fornire vigore e giovinezza.

La terapia a base di erbe e l’agopuntura nascono in Cina circa 3000 anni fa.

Le piante costituiscono l’elemento basilare della farmacopea greca e nel V secolo a.C. diverse sono le scuole che si occupano di medicina. La medicina pre-ippocratica si fonda su conce- zioni religiose filosofiche attive in parecchie città, e lo stesso Pitagora si interessa alle arti magiche delle piante.

La medicina romana dal III sec a.C. al III sec d.C. è originale nel campo delle specializzazioni nell’igiene pubblica, in campo terapeutico invece si rifà in un primo tempo alla medicina tra- dizionale più antica, ma già Catone nel III secolo citava molte piante medicinali.

A Dioscoride. si deve nel I sec d.C la prima catalogazione delle piante secondo le loro affi- nità terapeutiche e nel suo “De materia medica” vi sono menzionate ben 519 piante.

Tra il X e XI secolo l’assistenza dei malati viene affidata ai monaci e si sviluppa la medicina monastica, le abbazie sono fornite di infermeria, orto delle piante medicinali e dei medicamenti semplici. Ildegarda diviene famosa, oltre che per la costruzione del convento e per la sua vita spirituale, anche per avere messo a punto una medicina naturalistica che utilizza le erbe arricchendo le nozioni già note nel medioevo e nell’antichità con ulteriori consigli e suggerimenti.

In questo periodo si diffonde tutta una serie di scritti letteratura sull’argomento, attraverso una circolazione di informazioni che parte dai monasteri e che poi si diffonde nelle città.

Tra i secoli X e XIII inizia un interesse per la dietetica e l’igiene che integra le conoscenze nel campo della terapia con le piante.

Nei secoli XII e XIII con le crociate si attiva un intenso traffico commerciale con un costante flusso di prodotti esotici che arrivano in occidente integrando il sapere con altre culture più lontane.

Nel secolo XIII nascono le università come centri culturali che gettano i presupposti per un futuro sviluppo del sapere razionale ma in medicina lo studio delle piante resta fondamentale.

Nei secoli XIV e XV la cultura accademica favorisce la scienza delle piante medicinali alla cui descrizione si è associata l’immagine grazie alla diffusione degli erbari.

Nel secolo XV l’invenzione della stampa uniforma il sapere delle erbe e negli ambienti colti si creano pareri contrastanti tra usi formali da parte della medicina accademica e quelli empirici praticati in ambito popolare, iniziano a emergere le figure delle “streghe”.

Alla fine del secolo XV con la scoperta dell’America si aprono nuovi orizzonti di studio e impiego delle erbe curative.

Nel XVI secolo nell’ambito della scuola medica salernitana nasce il primo giardino botanico del mondo per opera di Matteo Selvatico. E’ un’innovazione rispetto ai semplici raccolti: le piante vengono per la prima volta studiate con un rigore scientifico. In questi anni aumentano gli studiosi che usano commentare i testi classici di piante medici- nali, le università istituiscono gli orti dei semplici per la conoscenza delle piante direttamente dal vivo.

Nel sec. XVI e XVII nascono i ricettari che descrivono il mondo delle formulazioni.

Infine nei secoli XVII e XVIII gli studi naturalistici sulle piante prevalgono su quelli medico- applicativi, e la botanica diventa scienza naturale autonoma.

Negli anni successivi acquistano via via sempre maggiore importanza sia la biologia sia la chimica moderna che studia le singole molecole delle piante.

La credenza nelle virtù medicinali e magiche delle piante e la conseguente invenzione di un’arte complessa della raccolta dei semplici risalgono al culto della grande dea del mondo vegetale.

Questa tradizione è comune al bacino mediterraneo viene recepita dalla scuola medica a Salerno, crocevia di questo mondo, per poi irradiarsi in Europa con nuovi fondamenti episte- mologici dovuti al sorgere di una scienza che si emancipava dal rito e dalla magia. Ma la medicina naturalista non può prescindere le sue fonti dal giardino della signora delle piante che per secoli ha posseduto la conoscenza delle virtù dei semplici impiegati per preparazione filtri e bevande.

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