Alla natura si comanda solo ubbidendole. Francis Bacon, Saggi, 1597/1625

Archivio per ottobre, 2013

La maga delle Spezie

La maga delle Spezie :  Il Film

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La maga delle spezie nasce in una casa su in un piccolo villaggio indiano dove nessuno capisce i suoi poteri, è una bambina speciale, alla famiglia ha quasi paura la sua magia, per questo lascerà il suo nido per seguire scopi più grandi. Con la sua magia chiamerà i pirati e si farà rapire per stare con loro e vivere una vita libera.La sua magia è nelle spezie con cui vive, con cui parla, che la chiamano, la invocano, le danno questo straordinario potere.

E la sua magia la porta dopo la vita da pirata su una lontana isola accompagnata dai serpenti di mare…Un’isola che nessuno conosce, in un posto che nessuno sa, un isola dal grande segreto.

Lì incontrerà l’Antica, la Prima Madre, e sceglierà il suo nuovo nome, Tilo, come i semi di sesamo bruciati al sole, ricchi di nutrimento. Tilo è iniziata alla magia vera, ne diviene serva, abbandona il suo giovane corpo, abbandona la vanità, gli specchi, la libertà, la sua femminilità.

La nuova Tilo si risveglia nella sua bottega magica. Una bottega di spezie magiche, in California, non ne potrà uscire, non le potrà usare per sé, Tilo assume il compito di aiutare tutti gli Indiani che vivono in quella città. Perché l’India è la sua casa, ed è la sua gente che deve aiutare, coloro che si sono lasciati l’India alle spalle.

Così nella sua bottega si intrecciano storie di donne maltrattate, e poi fuggite, di bambini emarginati, di uomini che rischiano la vita, storie quotidiane di immigrati in una America che va troppo di corsa per soffermarsi in una profumata bottega di spezie. Per ognuno di loro Tilo ha in serbo un piccolo efficace incantesimo, Cannella per trovare sostegno, Coriandolo per vedere chiaro, Trigonella contro la discordia, Zenzero per il coraggio

Ma Tilo non aveva fatto i conti con l’amore…

Raven è un uomo bellissimo, misterioso che entra nella sua vita appena varcata la soglia della bottega di spezie. Raven vede al di là delle sue rughe, della sua gobba, della sua età non vera, perché Raven ha la capacità di vedere oltre il corpo, e sa che Tilo in realtà indossa un corpo non suo, sa che lei è giovane, piena di vita e di passione. Così Tilo comincia a desiderare di uscire dalla sua bottega, desidera quell’uomo, anche se sa che è peccato, e che il fuoco di Shampati attende le maghe che violano il voto di castità, che abbandonano la loro bottega magica.  Ma il desiderio che sente bruciarle dentro è troppo forte, Raven le racconta le sue origini Indiane, i suoi antenati magici, il suo conflitto con una madre che gli ha nascosto per anni le sue radici.

E così in nome di questo amore che la sconvolge Tilo compie l’ultimo grande incantesimo il cui effetto come in tutte le favole sarà di una sola maginifica notte…notte nella quale Tilo perderà la sua virtù…e la sua magia.

Le spezie la perdoneranno?

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Frittelle della Strega di Sambuco

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Ingredienti: 500 gr. di pasta per pane, 50 gr. di fiori di sambuco, 60 gr. di grasso di prosciutto tritato molto fine, olio, 3 uova, una bustina di lievito, 4 cucchiai di zucchero, una presina di sale, 50 gr. di zucchero vanigliato.
Se si hanno i fiori freschi è meglio, altrimenti usare quelli secchi mettendoli per 3 ore in olio di oliva a riprender vita. Amalgamare la pasta con il grasso, 5 cucchiai d’olio, le uova, il sale, lo zucchero normale, il lievito. In ultimo unire i fiori. Lasciar lievitare e poi, in piccoli pani, passare in forno già caldo e controllare continuamente. Togliere i piccoli pani e spolverizzarli con lo zucchero vanigliato.


Gnocchetti di zucca con pesto alle erbe di Jack O’ Lantern (Halloween)

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Ingredienti per 4 persone:

1,2 kg di zucca, 2 cipollotti, 4 rametti di maggiorana, 20 foglie di basilico, 30g di Parmigiano Reggiano, 30 g di gherigli di noce, una presa di sale, 5 cucchiai di olio di oliva

Preparzione: tagliare a spicchi 1,2 kg di zucca, eliminare i semi, metterli in una teglia e cuocerli in forno già caldo a 200° per circa 25 minuti. Eliminare quindi la scorza, schiacciare la polpa con uno schiacciapatate raccogliendola su un piano di lavoro, ed impastarla con una presa di sale e tanta farina quanto basta per ottenere un impasto omogeneo non troppo morbido (circa 200 gr.). Poi formare dei cilindri del diametro di circa un dito da cui si ricaveranno gli gnocchetti: infarinarli leggermente e distribuirli sul piano di lavoro. Pulire 2 cipollotti, scottarli per 3-4 minuti in acqua bollente, scolarli, tagliarli a tocchetti e frullarli nel mixer con le foglie di 4 rametti di maggiorana, una ventina di foglie di basilico, le foglie di un rametto di rosmarino tritate, 30 gr. di Parmigiano Reggiano, 30 gr. di gherigli di noce, una presa di sale e 5 cucchiai di olio extravergine di oliva.

Cuocere quindi gli gnocchi in abbondante acqua bollente salata, scolarli quando vengono a galla e condirli con il pesto preparato. A piacere decorare con foglie di basilico fritte per pochi secondi in olio di oliva.


Farmacia e stregoneria

 A partire dal Medioevo e per tutta l’età moderna, in particolare dalla fine del XIV secolo fino alla seconda metà del XVII secolo, in tutta Europa si sviluppò la cosiddetta “caccia alle streghe”, che pose fine alle vite di molte persone, soprattutto donne, attraverso processi senza via di scampo, conclusi da esecuzioni sul rogo o da altre torture. Ma perché si è sviluppata questa paura nei confronti della stregoneria, con delle conseguenze così tragiche?

 Nell’età medievale si verificarono molti cambiamenti politici e sociali: i grandi imperi vennero distrutti, le persone, così, si ritrovarono improvvisamente in uno stato di insicurezza e instabilità. Molto probabilmente per proteggersi da questo si sviluppò un senso di superstizione e scetticismo verso le novità, come la scienza, e a questo contribuì il tradizionalismo della Chiesa. Un’altra ragione che può spiegare questo fenomeno è il bisogno di un capro espiatorio: principalmente erano donne in condizioni sociali inferiori o che esercitavano professioni particolari ad essere accusate di stregoneria, come prostitute, vedove o levatrici. Ad esse veniva data la colpa per eventi come carestie, epidemie o altri danni ambientali o sociali, ai quali le autorità non potevano fornire una spiegazione razionale.

Tuttavia quello che poche persone sanno è che molte donne accusate di stregoneria erano esperte in erboristeria e in medicina popolare, e per questo ingiustamente condannate. Sicuramente una certa misoginia connaturata nella società occidentale portava a valutare negativamente quelle che apparivano come forme di emancipazione sociale della donna, che sembrava assumere un ruolo attivo e importante in determinati ambiti, quale quello della scienza medica, ancora allo stato embrionale. L’uso di piante medicinali come la valeriana o l’arnica e molte altre era comune tra queste prime terapeute, insieme all’utilizzo di numerose piante che avevano effetti sul sistema nervoso centrale, molte delle quali facenti parte della famiglia delle Solanacee. Questa numerosa famiglia include piante commestibili, come il pomodoro, la melanzana e la patata, ma anche piante molto velenose come l’Atropa belladonna e la Datura stramonium. Con queste piante era facile ottenere effetti allucinatori, delirio, stati di euforia ed extrasensoriali: erano delle vere bombe! Ma la mancanza del metodo scientifico, sviluppato solo nel XVII secolo, faceva di questa scienza, che oggi possiamo chiamare farmacologia, una pratica occulta e demoniaca. L’Atropa belladonna, appunto, era molto utilizzata da questi personaggi.

Il nome belladonna deriva dall’utilizzo che molte donne facevano degli estratti di questa pianta, che venivano usati come collirio. Infatti l’atropina, la molecola principale contenuta nella pianta, ha un effetto midriatico, ovvero fa dilatare la pupilla, bloccando i recettori muscarinici lì presenti. Così gli occhi sembravano più grandi e la donna più attraente: altro che streghe con brufoli e naso a uncino!

Atropa belladonna. Foto di Franco Sotgiu

Atropa belladonna. Foto di Franco Sotgiu

Ma l’uso eccessivo dell’atropina e degli altri alcaloidi presenti in questa pianta può essere molto pericoloso, e questo spiega l’origine del primo nome,  Atropa. Atropo, infatti, era una delle tre Moire (quelle che i Romani chiamavano Parche), le divinità greche alle quali era assegnato il destino di ciascun essere vivente. Atropo, appunto, era la più pericolosa, in quanto era incaricata di tagliare il filo della vita assegnato a ciascuno degli uomini , decidendone il momento della morte. Secondo una teoria, l’atropina sarebbe anche la causa dell’associazione tra streghe e scope volanti: sembra, infatti che alcune donne utilizzassero unguenti preparati da questa pianta spalmandoli sui manici delle scope, e usandoli per far penetrare l’atropina attraverso la mucosa vaginale (lasciamo al lettore il compito di immaginarsi il metodo adoperato per farlo). Infatti l’assorbimento delle sostanze a livello vaginale è molto elevato, ed in questo modo si poteva usufruire degli effetti allucinatori dell’atropina evitandone i numerosi effetti collaterali, che insorgono quando la stessa sostanza viene ingerita.

Queste donne erano anche ottime specialiste nella pratica che oggi possiamo definire chimica o farmacia, e possiamo riscontrarlo dalle ricette che seguivano per la preparazione di unguenti o altri rimedi. Vediamo, per esempio, questo unguento allucinatorio:
30g di cenere, 15g di grasso di maiale, 30g di cicuta, 30g di Atropa belladonna, 30g di aconito.
Come si può vedere, non compaiono code di salamandra od occhi di rospo, ma veri e propri principi attivi.
L’estrazione degli alcaloidi dalle piante viene effettuata utilizzando una soluzione basica, ottenuta con la cenere, che permette alle sostanze di sciogliersi nel grasso, che è un ottimo veicolo per l’assorbimento di queste attraverso la pelle o le mucose.
Un’altra pianta legata alla stregoneria è la Datura stramonium, detta stramonio o anche erba delle streghe. Questa pianta dà effetti allucinatori abbastanza potenti, al punto che alcune fonti riportano che talune “streghe” italiane sarebbero riuscite, con pozioni a base di stramonio, a sottomettere e ridurre in schiavitù i viandanti di passaggio, indotti a credere di essere animali da lavoro. Tali episodi, per lo più leggendari, possono essere collegati a storie analoghe della mitologia classica. Nell’Odissea, infatti, viene raccontato della maga Circe, che è in grado di trasformare gli uomini in animali, e così fa con tutta la ciurma di Ulisse. “L’uomo dal multiforme ingegno” però, grazie all’aiuto di Mercurio è reso immune alla pozione della maga e riesce a salvare il suo equipaggio. Nella pianta “moly” che il dio offre a Ulisse per proteggerlo dalla magia di Circe alcuni hanno voluto vedere un antidoto allo stramonio (ad esempio il bucaneve).

Rappresentazione delle radici di Mandragola da Tacuinum Sanitatis

Rappresentazione delle radici di Mandragola da Tacuinum Sanitatis

La mandragola, o Mandragora officinarum, è un’altra pianta legata alla stregoneria. Innanzitutto, la forma delle sue radici, costituite da un tronco centrale e varie biforcazioni, può in effetti ricordare vagamente la forma di un essere umano. Per questo si credeva che quando la pianta veniva estratta dal suolo emettesse un terribile pianto in grado di uccidere chiunque lo ascoltasse (i fan di Harry Potter si ricorderanno di averlo letto nella Camera dei segreti). Tuttavia questa pianta possiede molte proprietà medicinali, tra le quali poteri anestetici, antinfiammatori e afrodisiaci, e per questo era molto usata dalle presunte streghe.
In conclusione possiamo dire che molte delle donne accusate e condannate per stregoneria erano solamente donne che volevano “sballarsi” utilizzando le sostanze che la natura aveva da offrire loro. Possiamo immaginare i “sabba” un po’ come i rave party del Medioevo! Vi era anche chi utilizzava queste conoscenze per la cura di malattie: possiamo, quindi, definire queste donne come pioniere di una scienza sviluppatasi nei secoli successivi, ovvero la farmacologia.

Per Approfondire:
Les remèdes du Moyen Age, Michèle Bilimoff, 2011, Ouest France,
Le erbe del diavolo, vol I, II, Francesco Festi, 1995, Altrove
Piante medicinali e velenose della flora italiana, Viola S., 1975, Istituto Geografico De Agostini, Novara
La Sorcellerie et la science des poisons au XVII siècle, Hacette, 1904
Odissea, libro XII
Storia dei veleni, Jean de Maleissye, 1991, Odoya


Zucca: Proprietà e Benefici

La zucca è probabilmente l’ortaggio più grande presente in natura, appartiene alla famiglia delle Cucurbitacee ed è originaria con molta probabilità dell’America Centrale; è infatti in Messico che sono stati ritrovati dei semi di zucca risalenti a circa il 6.000 a.C., quando si pensa che essa rappresentava uno dei mezzi di sostentamento delle popolazioni più povere. Oggigiorno è consumata in tutte le parti d’Italia, con prevalenza in alcune regioni dove rappresenta l’ingrediente di base di svariate ricette.
 
La zucca viene coltivata principalmente nel mantovano e nel cremonese ed è una pianta molto resistente che non richiede grosse attenzioni da parte di chi la coltiva; caratterizzata da una polpa pastosa e solida con un gusto particolarmente dolciastro, è un ortaggio dalle molteplici proprietà.
La zucca è innanzitutto un alimento a basso contenuto calorico, il suo apporto è pari a 17 calorie ogni 100 grammi di polpa; tra i suoi componenti principali annoveriamo la presenza del betacarote, delle vitamine A, B ed E, quest’ultima molto importante grazie alle sue note proprietà antiossidanti.
 
La zucca è anche un ortaggio ricco di minerali come calcio, sodio, potassio, fosforo, rame, magnesio, ferro, selenio, manganese e zinco. In ultimo troviamo una discreta quantità di fibre e una vasta gamma di aminoacidi tra cui ricordiamo l’arginina, la tirosina, il triptofano, l’acido aspartico e l’acido glutammico.
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Il betacarotene presente nella zucca ha proprietà preventive nei confronti dell’insorgere di diverse patologie; da non sottovalutare i benefici che derivano dalla sua capacità di contrastare i radicali liberi, sostanze altamente pericolose per il nostro organismo. Ma il betacarotene ha anche altre proprietà: protegge il sistema circolatorio, è antinfiammatorio e, grazie alle sue proprietà antiossidanti, rappresenta un ottimo alleato nel rallentare l’invecchiamento delle cellule del corpo umano.
 
Ricordiamo inoltre, che il betacarotene è anche una sostanza antiossidante dalle provate proprietà antitumorali. In base ad uno studio risalente al 2007, in Massachusetts, è stato dimostrato che la zucca possiede proprietà che contrastano il diabete e l’ipertensione.  Oltre a queste proprietà, aggiungiamo i benefici che essa apporta all’organismo per quanto riguarda il rilassamento, gli effetti diuretici e quelli sedativi. Fin dai tempi più antichi alla zucca si sono attribuite proprietà calmanti, indicata per chi soffre di ansia, nervosismo ed insonnia; la stessa polpa costituisce un ottima sostanza lenitiva in caso di scottature ed infiammazioni della pelle.
Pare che nella sua buccia vi sia una sostanza in grado di combattere e debellare alcuni virus responsabili di alcune infezioni da funghi, in particolare quella dovuta al fungo Candida.
 
Anche se nella terminologia comune il termine “zucca” viene impiegato come sinonimo di testa vuota, in realtà la zucca è un ortaggio con molte virtù, sia a livello gastronomico che terapeutico.
 
L’impiego della zucca non si limita a quello alimentare e terapeutico ma è molto utilizzata anche in ambito cosmetico; infatti la sua polpa è uno degli ingredienti base di numerosissime maschere nutrienti per il viso.
 
Molte sono le popolazioni che per tradizione impiegano le zucche, una volta svuotate della loro polpa, come contenitori per acqua o vino oppure come oggetti ornamentali.
 
Come tutti gli ortaggi di colore giallo e arancione la zucca è un ortaggio particolarmente ricco di vitamina A.
 
Della zucca non si butta via niente, infatti, oltre alla polpa e ai semi, anche i suoi fiori rappresentano un appetitoso piatto una volta impanati e fritti.
 
Dai semi di zucca si ricava un olio che viene impiegato principalmente in ambito cosmetico, ma anche in cucina.
La varietà più diffusa è ovviamente la zucca comune con forma tondeggiante, schiacciata e dalle varie dimensioni; molto diffusa anche la napoletana, che a differenza della comune ha una forma allungata con la polpa molto ricca d’acqua.
 
Anche la zucca berettina ha la polpa molto ricca di acqua, ma la sua buccia è molto più sottile rispetto alle altre. Le zucche ornamentali invece, quelle che vengono anche impiegate come contenitori per liquidi, appartengono al genere delle Legenarie.

Le streghe guaritrici nella medicina

Dai resoconti dei processi per stregoneria del ‘500 si evidenzia, nell’attività delle cosiddette streghe, la pratica della magia e della medicina.
In molti casi, quindi, la strega è una guaritrice condannata semplicemente perché opera fuori e contro l’autorità laica e religiosa; infatti esse venivano condannate per eresia e non per accertata pericolosità delle loro ricette.
In quei tempi curare le malattie che la medicina ufficiale non riusciva a sanare significava entrare nel campo del sovrannaturale e quindi peccare di eresia.

In realtà il saper conoscere, trasformare ed impiegare le erbe medicinali conferiva alle streghe un potere che sia la Chiesa sia lo Stato intendevano contrastare.
Le streghe conoscevano bene l’impiego terapeutico delle piante medicinali, infatti illustri botanici come il Mattioli e il Durante confermano le proprietà di determinate piante usate nelle loro preparazioni.

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Spesso all’uso delle piante si accompagnava anche quello degli animali o di parti di essi. Le streghe guaritrici associavano sempre alla somministazione dei loro preparati a base di erbe la formulazione di riti magici mirati a scacciare il male insediatosi nella persona.
Oltre ad usare erbe tutt’ora utilizzate, ne adoperavano altre che, somministrate in dosi massicce, risultavano tossiche o allucinogene, cioè capaci di alterare la coscienza come l’Aconito, altamente tossico e capace di paralizzare le terminazioni nervose, laBelladonna o lo Stramonio riconosciuti come potenti allucinogeni.


Miele: Proprietà e Benefici

Il miele era conosciuto ed utilizzato già 1000 anni prima della venuta di Cristo e veniva spesso indicato con l’appellativo “cibo degli dei”. Le sue proprietà erano già note agli antichi che ne facevano già largo uso sia a scopi curativi che nella cosmesi e nella cucina.
 
La tipica espressione “luna di miele” deriva dal fatto che nell’antichità si usava far bere agli sposi una bevanda a base di acqua, miele e lievito, al fine di propiziare l’arrivo di un figlio maschio; da qui l’espressione “luna di miele”.
 
Per la produzione di un chilogrammo di miele le api percorrono un totale di circa 150.000 chilometri per andare a raccogliere il polline dall’alveare ai fiori; esse sono in gradi di arrivare ai fiori che si trovano in un’area distante fino a tre chilometri dall’alveare.
 
Le api sono insetti particolarmente sensibili all’inquinamento; infatti non si ha mai avuto notizia di miele inquinato, le api morirebbero prima di riuscire a produrlo.
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Il miele è una sostanza zuccherina prodotta dalle api per elaborazione del nettare; il suo colore e caratteristiche variano a seconda dei fiori da cui proviene il nettare. Il nettare e altre sostanze zuccherine, vengono succhiati dalle api operaie attraverso l’esofago e giungono così nella “borsa melaria”. Qui il nettare e le altre sostanze zuccherine vengono disidratate e sottoposte all’azione di particolari enzimi prodotti dalle api e trasformate successivamente in miele che viene rigurgitato nelle celle precedentemente preparate. La qualità del miele dipende esclusivamente da due fattori: dall’attività delle api per produrlo e dal procedimento dell’uomo per estrarlo e per “confezionarlo”.
Il miele immagazzinato dalle api nelle celle, viene estratto tramite centrifugazione, lasciato decantare per qualche giorno e successivamente riposto in vasetti. Questi gli unici procedimenti che fanno si che il miele mantenga inalterate le sue proprietà e caratteristiche. Tutti i mieli sono  in origine allo stato liquido, ma con l’abbassarsi delle temperature molti di essi cristallizzano e diventano solidi. Per farli tornare allo stato liquido è sufficiente riscaldarli a bagnomaria ad una temperatura che non oltrepassi i 40°.
Il miele è composto principalmente da acqua, zucchero  (fruttosio e glucosio, maltosio), acidi, proteine, sali minerali (in prevalenza ferro, calcio e fosforo), sostanze ed aromi dei fiori, tra cui i pigmenti (derivati della clorofilla), tannino, fosfati e vitamine. Il miele è formato quasi esclusivamente da zuccheri ed è molto importante, nella sua composizione, l’alta concentrazione di fruttosio; infatti il fruttosio è al 100% un prodotto derivato dalla natura, senza nessun intervento da parte dell’uomo.
 
 
Il miele è particolarmente indicato nella dieta dedicata all’infanzia, in quanto favorisce la fissazione dei sali minerali nell’organismo umano, cosa che il normale zucchero non è in grado di fare. Molte sono le proprietà terapeutiche del miele, diverse a seconda del nettare dei fiori con cui è stato prodotto. In generale  il miele è un ottimo antinfiammatorio per la gola ed ha effetti sedativi contro l’eccitazione nervosa e l’insonnia. Il miele millefiori è noto per le sue proprietà disintossicanti a favore  del fegato, mentre il miele di castagno favorisce la circolazione sanguigna ed è disinfettante delle vie urinarie, per questi motivi è consigliato per bambini ed anziani. Interessanti le proprietà del miele di girasole che svolge un’azione contro il colesterolo nell’organismo umano oltre ad avere un’azione calcificante nelle ossa. Il miele di ginepro invece, ci offre un valido aiuto nelle affezioni respiratorie e quello di tarassaco ha un’azione depurativa, soprattutto sui reni. Secondo recenti studi il miele fornisce al nostro organismo sostanze essenziali come potassio, fruttosio e sodio che servono a riprendersi dopo una serata di “bagordi”.
 
Molto rilevante la notizia che arriva da alcuni studi fatti sul miele prodotto nei parchi dell’Abruzzo, specialmente sul miele di zafferano; pare infatti che questi tipi di miele contengano un’alta percentuale di “nutraceutici”, che sono molecole ad elevata attività antitumorale. Ed è appunto in questi mieli che se ne rilevano quantità significative e nettamente superiori alle medie di altre zone d’Italia.
Tra le sue proprietà il miele fortifica i muscoli, aumenta la resistenza e favorisce il recupero. La sua assimilazione non richiede nessuno sforzo da parte nostra in quanto è un alimento predigerito dalle api e addirittura arricchito di alcuni loro enzimi molto importanti per l’assimilazione. Chi soffre di disturbi digestivi potrà tranquillamente sostituire lo zucchero con il miele e godere dei benefici che ne derivano da questa operazione.