Alla natura si comanda solo ubbidendole. Francis Bacon, Saggi, 1597/1625

Archivio per novembre, 2013

Liquirizia

La Liquirizia che è un un arbusto originario del sud Europa e Asia, le cui radici hanno due peculiarità: in primo luogo, alcune varietà di radice di liquirizia sono cinquanta volte più dolci dello zucchero e possono essere per questo utilizzate per la produzione di caramelle. Va ricordato in secondo luogo che la liquirizia è stata per migliaia di anni impiegata per le sue qualità medicinali. La liquirizia cresce spontaneamente nel sud Europa e in Asia centrale. L’acido glicirrizico principio attivo della liquirizia, si estrae dalla radice e utilizzato come aromatizzante nei prodotti alimentari, tabacco, alcol e cosmetici. Usata per generazioni in Cina, Grecia e le isole britanniche, liquirizia è oggi coltivata in tutto il mondo.

La liquirizia è una pianta molto resistente che può arrivare ad 1 metro di altezza. Le radici od anche chiamate rizomi possono raggiungere i 4-5 cm. di spessore. L’aspetto visivo della liquirizia è un incrocio tra un marrone color legno ed un giallo interno. Su ogni ramoscello inoltre le foglie sono raggruppate in 4-8 coppie di foglioline verde scuro a forma ellittica 2-3cm di lunghezza.

liquirizia

La liquirizia va coltivata  possibilmente in terreni ben drenati,  preferibilmente in posizione soleggiata. L’utilizzo inoltre di composti organici come torba e terricci ecc… sono preferibili. Quando la pianta inizia ad assumere la classica e tipica forma a ventosa allora significa che le radici sono in crescita rappresentando quindi un potenziale raccolto futuro. La liquirizia comunque va coltivata in luoghi temperati o in climi caldi  sub-tropicali, zone in cui comunque il terreno è libero. Una volta raccolte le radici sono lavate ed asciugate al sole, o artificialmente. Radici fresche sono flessibili e possono essere tagliate facilmente. Una volta essiccate, le radici devono essere conservati lontano da calore, luce e umidità (umidità presente nell’atmosfera può causare la formazione di muffe sulle radici), e le radici manterranno le loro proprietà e il sapore per un tempo indeterminato. La liquirizia è definita un alimento di sopravvivenza, non solo perché può essere  sostituito allo zucchero, ma anche perchè può essere utilizzata  sotto forma di  bevanda rinfrescante,  Ci sono oltre 15 specie di Glycyrrhiza, ma non tutti hanno la dolcezza sufficiente per essere commercializzate o riconosciute ad uso medicinale.

laliquirizia

Usi medicinali Liquirizia

Le proprietà della  liquirizia la rendono una pianta molto speciale e con diverse proprietà curative. Le proprietà rigeneranti e nutritive la hanno resa una delle erbe più universalmente consumate; ampiamente utilizzato dai professionisti della fitoterapia orientale e occidentale. Fin dalla remota storia la liquirizia è stata valutata come un afrodisiaco, spesso definita un elisir di lunga vita. Le prime tavolette di argilla trovate in Mesopotamia, raccontano di liquirizia come una potente panacea. E ‘uno dei rimedi più antichi e più noti per la tosse e le lamentele petto. In Egitto, l’acqua liquirizia viene impiegata come una bevanda popolare dolce fin dai tempi dei faraoni.

La liquirizia contiene una sostanza unica, chiamata glicirrizina, attraverso l’analisi risultata 50 volte più dolce dello zucchero raffinato. E ‘rilevabile se solo una goccia si aggiunge a 15.000 gocce di acqua pura. La glicirrizina non ha calorie, ma la radice di liquirizia naturale (da cui proviene la glicirrizina) contiene qualche caloria per la presenza di una piccola quantità di destrosio (1,4%) e saccarosio (3,2%). Questo dolcificante può essere utilizzato dai diabetici.

La liquirizia è usata anche con una azione correttiva di: tosse, raffreddore, dispnea, disturbi polmonari, raucedine, congestione del muco, tonsillite, dolori addominali, nausea, scarso appetito, affaticamento, intossicazione alimentare, febbre, ritenzione di liquidi, edema, bruciore urinario e ai reni, alla vescica disturbi, calcoli biliari, allergie, tumori e melanomi, congiuntivite, mal d’orecchi, mal di denti, macchie di età, senilità, iperglicemia, disturbi mestruali, mughetto vaginale, endometriosi, infertilità, candida, spondilite anchilosante, la distrofia muscolare, allergie cutanee, emorroidi, ulcere della bocca, tensione nervosa, insonnia e ansia, depressione, isteria, indigestione e la gastrite, diabete, sospensione del farmaco, la malaria, infiammazioni, crampi, di Addison e di Parkinson, epilessia, cattiva circolazione, per abbassare il colesterolo, mal di testa, mal d’orecchi, herpes, ferite, ustioni, herpes labiale, psoriasi, foruncoli, la sifilide, ascessi, herpes zoster e per combattere gli stafilococchi. Infusione di liquirizia come un lavaggio è stato utilizzato su cicatrici da acne.
Va ricordato che un gran numero di studi sono stati condotti sui suoi benefici terapeutici in particolare per le ulcere duodenali e peptiche, squilibri ormonali, respiratorie e malattie del fegato. Gli studi mostrano che aiuta il fegato a neutralizzare le tossine. Numerose prove sono state fatte con pazienti affetti da ulcere gastriche in un certo numero di paesi. Dopo dodici settimane di studio su 874 malati di ulcera duodenale, su di un articolo pubblicato nel Medical Journal, in Irlanda, si è evidenziato come le ulcere sono state quarite con l’impiego di liquirizia, senza effetti collaterali ormonali. La liquirizia aiuta la guarigione delle ulcere dello stomaco, diffondendo un rivestimento protettivo come se fosse un gel al di sopra della parete dello stomaco, abbassando i livelli di acido, diminuendo gli spasmi dolorosi. Un altro rapporto ha mostrato che le dimensioni delle ulcere si erano ridotte dal 70-90% nelle dimensioni in un mese.

I ricercatori della John Hopkins University USA scoperto che le persone che soffrono di stanchezza cronica e la pressione sanguigna bassa hanno beneficiato della liquirizia. Uno studio  russo invece ha confermato come se usato come un unguento, può dare dato buoni risultati per il trattamento dell’ eczema cronico.

La ricerca mostra la sua utilità come espettorante e un sedativo della tosse, con azione simile a codeina.  Liquirizia è stata testata per guarire le ulcere della bocca, come infuso per fare i gargarismi. La liquirizia ha preziose proprietà anti-infiammatorie, che molte persone trovano efficace per i dolori artritici e reumatici.

La radice di liquirizia aiuta a prevenire l’insufficienza surrenalica, mantenendo l’equilibrio elettrolitico. La ricerca dimostra i benefici per chi soffre di morbo di Addison. La liquirizia è una pianta che può avere marcato effetto sul sistema endocrino. I glicosidi nella pianta hanno una struttura che è simile al steroidi naturali del corpo.


La luffa: una spugna vegetale naturale

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Esiste un tipo di Zucca, la Luffa (o Loofa), che è oggetto da lungo tempo delle cure colturali della maggioranza dei popoli che vivono nei paesi caldi come l’Indocina, l’Indonesia, le Antille francesi e l’Asia tropicale in genere, e che viene oggi coltivata come pianta ornamentale, alimentare, officinale e da fibra. Sebbene la sua origine sia appunto l’Asia tropicale, oggi la Luffa è presente, sia allo stato spontaneo che coltivata, nelle regioni tropicali di quasi tutto il mondo. L’immensa estensione del territorio nel quale questa pianta forma oggetto di coltivazione specializzata, e di commerci internazionali, sta a dimostrare non solo la sua pratica utilità, ma anche, indirettamente, l’antica conoscenza da parte dell’uomo. Oggi anche in Italia si sta sperimentando con successo la coltivazione della Luffa, nelle regioni a clima caldo come la Sardegna e la Sicilia.

La Luffa appartiene alla famiglia delle Cucurbitacee e annovera meno di una decina di specie, di cui una di particolare interesse, la Luffa cylindrica (o Luffa aegyptica), che è utilizzata soprattutto a scopo alimentare e per altri usi commerciali che vedremo. Il nome Luffa ci ricorda la parola Louff in uso tra gli arabi per indicare questa pianta, e che ne denuncia le origini.

La Luffa cylindrica è una grande pianta erbacea annuale, rampicante per mezzo di cirri, i cui fusti raggiungono anche i 5 metri di lunghezza, che produce frutti appartenenti al tipo dei peponidi, allungati e cilindrici (da cui il nome) suddivisi internamente in tre logge longitudinali che racchiudono i semi. La Luffa va seminata verso la fine di marzo e la sua coltura richiede molta acqua, con irrigazioni frequenti e abbondanti.

Con la maturazione, la polpa del frutto si modifica e, da morbida e commestibile allo stadio giovanile, diventa all’interno fibrosa e spugnosa, e le sue fibre divengono coriacee ed elastiche. Il frutto è pendente e, arrivato a maturazione dei semi contenuti all’interno delle tre logge, si apre alla sommità tramite una sorta di opercolo che li lascia progressivamente sfuggire all’esterno, operando così la diffusione della specie.

I frutti sono commestibili solo allo stadio giovanile, quando sono ancora immaturi e ricordano le nostre zucchine, anche se inferiori come gusto e qualità organolettiche, e vengono consumati dopo cottura nelle minestre o dopo frittura; in quest’ultimo modo vengono consumati anche i fiori maschili, che ovviamente non producono frutto, proprio come noi europei facciamo con i fiori di zucca, solo che questi vengono colti prima che sboccino.

A scopo alimentare sono utilizzate anche le foglie, oltre ai boccioli fiorali e ai fiori maschili, e i giovani frutticini. Il frutto, nel corso del suo accrescimento, diviene non commestibile anche per l’accumulo di sostanze amare e purganti, oltre che per la lignificazione delle fibre.

A scopi officinali il lattice, ottenuto incidendo o tagliando il fusto, è utilizzato per la preparazione di saponi e cosmetici, mentre a scopi medicinali vengono utilizzati sia le foglie, sia i frutti.

Se i frutti vengono lasciati sulla pianta senza coglierli, si avviano verso la loro naturale maturazione, diventando duri e fibrosi e la loro polpa diventa immangiabile: è a questo stadio che subentra l’uso della Luffa in campo cosmetico; infatti, è ora possibile utilizzare lo stroma interno, ormai ridotto ad una rete di fibre elastiche, allontanando, attraverso macerazione nell’acqua, gli ultimi eventuali residui della parte polposa, la buccia e i semi.

Per la pelatura della Luffa si procede al distacco della parte più esterna del frutto, l’epicarpo, una volta che esso sia completamente essiccato, rendendo così più facile l’operazione, poiché in questo stadio esso aderisce con meno tenacità al reticolo sottostante. Diverse nervature ricoprono il frutto longitudinalmente partendo dal picciolo, alla base del quale vi è un nodo abbastanza resistente: quando il frutto è ben maturo viene bagnato e lo strappo del nodo e delle sue nervature porta alla rapida pelatura del frutto stesso, similmente a quanto avviene per le banane. Oggi esistono macchinari che effettuano meccanicamente questa operazione.

Il frutto, privato dell’epicarpo, dei residui di polpa ormai essiccati e dei semi, si presenta come un reticolo spugnoso di fibre, soffici ma resistenti, molto leggere, di forma cilindrica e di grosse dimensioni, anche 50-60 cm. di lunghezza e con un diametro fino a 20 cm, ma con un peso di soli 30-50 grammi, quando è secco e privo anche dei semi, che sono neri e numerosi, circa 500. A questo punto avviene la cernita del prodotto, che viene poi confezionato in vari modi per i diversi usi.

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Grazie alle caratteristiche fisiche e meccaniche delle fibre del frutto maturo, la Luffa è stata sempre tradizionalmente utilizzata per la produzione di “spugne vegetali”, naturali, ipoallergeniche e biodegradabili, ottima alternativa alle spugne sintetiche, utili per l’igiene personale, soprattutto per la loro azione levigante della pelle. Infatti il massaggio effettuato con la Luffa bagnata e insaponata, durante la doccia o il bagno, produce un vero e proprio “peeling”, che allontana le cellule morte superficiali, con un effetto esfoliante che facilita il ricambio cellulare, rendendo la pelle molto più morbida e liscia, in modo più delicato rispetto al tradizionale guanto di crine; oltretutto la Luffa si sciacqua facilmente e poiché non trattiene sapone e asciuga rapidamente, non ammuffisce come fanno a volte certe spazzole e spugne di altri materiali, quindi dura moltissimo tempo ed è più igienica.

La sua azione può essere sfruttata anche per evitare la formazione di quegli antiestetici accumuli cheratinici conseguenti all’uso della ceretta depilatoria, conseguenza della ricrescita sottopelle dei peli dentro i pori (peli incarniti). In questo caso è conveniente applicare sulla pelle un olio emolliente, ad esempio olio di Mandorle, o una crema grassa come il Burro di Karité, e lasciar ammorbidire per alcune ore, quindi effettuare un massaggio circolare sulla zona da trattare con la Luffa sempre bagnata e insaponata: la pelle perderà quell’orribile aspetto di “pelle d’oca” e tornerà di nuovo liscia e gradevole. Oppure si può effettuare un massaggio delicato, con movimenti circolari sulla pelle asciutta, con la Luffa ugualmente asciutta, per riattivare la circolazione sanguigna, oppure per fare uno “scrub” più profondo, soprattutto sui gomiti e sui talloni.

Anche le zone soggette a cellulite si avvantaggeranno del massaggio quotidiano effettuato con la Luffa, poiché essa facilita l’assorbimento di eventuali creme anticellulite, migliorando contemporaneamente la circolazione del sangue, contrastando così in modo attivo una delle cause della cellulite stessa, cioè la cattiva circolazione.

La Luffa viene utilizzata tal quale, semplicemente tagliando a pezzi il reticolo fibroso del frutto e ricavando da esso 4-5 spugne, a seconda della sua grandezza, anche applicando loro un manico in modo da ottenere una “spazzola” di Luffa per lavare la schiena; ma con questo frutto si confezionano anche delle manopole da bagno e delle strisce lavaschiena, con una parte di tessuto e una di Luffa, così da avere una parte un po’ più ruvida e una più morbida per le zone più delicate del corpo. Nasce da questa particolare destinazione dei frutti di Luffa il nome francese di “Courge-torchon” (panno di zucca) che serve, volgarmente, ad individuare tali zucche.

La Luffa di qualità più morbida e con la trama del reticolo più largo, quindi meno utilizzabile come spugna, può essere comunque utilizzata anche per imbottiture e per riempimento di vari oggetti domestici (sedie, poltrone ecc.), oppure per confezionare dischetti detergenti per il viso, o anche come suola per ciabattine di cotone, o come solette sottopiede traspiranti per le scarpe, come materiale isolante termoacustico, per imballaggi, o anche come substrato per colture idroponiche, e come abrasivo multiuso, per esempio in cucina per le stoviglie, ed altro ancora.

Il campo di utilizzazione della Luffa che, ripeto, è naturale e biodegradabile e oltretutto rinnovabile (basta coltivarla!), quindi eco-compatibile, potrebbe essere molto vasto e potrebbe sostituire molti materiali tradizionali, di solito più inquinanti, con grande vantaggio per l’ambiente.


Tisana per curare l’ansia

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Infuso: lasciare in infusione per 5 minuti, in una tazza d’acqua bollente, un cucchiaio della miscela delle seguenti erbe:

  • fiori di biancospino 20 grammi
  • fiori di arancio 20 grammi
  • fiori di tiglio 20 grammi

Filtrare e dolcificare con miele.
Bere una tazzina al mattino, una al pomeriggio, una alla sera prima del sonno. Fare un ciclo di 3 settimane.


Funghi Curativi

La “micoterapia” è quella parte di scienza che, pur avendo radici antichissime, è stata da poco rivalutata. Questo studio, si occupa di approfondire l’utilizzo dei funghi curativi, commestibili e non, in merito alla cura di patologie rilevanti, se non addirittura gravi.

Ricordiamo, a questo proposito, che la medicina tradizionale ha avuto un importante contributo dalla scoperta della penicillina, fatta da Fleming nel 1928 ( in realtà, scoperta già nel 1895 dal medico italianoVincenzo Tiberio) che, come sappiamo, è un antibiotico originato da un fungo.

Molti dei principi utilizzati per curare il colesterolo, i problemi cardiovascolari correlati e addirittura alcuni farmaci per la chemioterapia, sono ricavati da funghi ( o miceti). Pertanto, la micoterapia viene comunemente utilizzata ed è considerata un valido esempio di terapia per la sua efficacia  . I funghi curativi, in realtà, hanno sempre suscitato un grande interesse da parte dell’uomo. Gran parte di queste curiosità, deriva dal fatto che questi prodotti della natura, hanno caratteristiche molto particolari.

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I Funghi Curativi e le loro proprietà

Nonostante appaiano in forma vegetale, non possiedono radici né foglie.  Non hanno neppure fiori e non sintetizzano clorofilla; inoltre, non va dimenticato il valore tossico e le proprietà allucinogene che alcuni di loro posseggono. Nel corso del tempo, sono stati utilizzati in molti modi, a partire dalla funzione emostatica e cauterizzante in medicina per proseguire, poi, con l’impiego come sostanze coloranti per il tessuto o per la pittura rituale del corpo nelle antiche tribù e via dicendo.

I primi graffiti che rappresentavano l’immagine di un fungo, sono stati rinvenuti circa 7000 anni fa, nel deserto del Sahara. Più recentemente, intorno agli anni ’90, è stata ritrovata in Europa una mummia risalente all’età del rame. È stata rinvenuta in Sud Tirolo, sul ghiacciaio del Similaun e ribattezzata “Otzi”.  Negli indumenti della mummia, sono stati rinvenuti frammenti di poliporo di betulla che, questo antenato, utilizzava forse per uso medico dal momento che il poliporus ha proprietà antibiotiche.

E ancora : si hanno notizie relative a questi alimenti, già al tempo degli egizi. I funghi curativi erano chiamati « figli degli dei» e potevano nutrirsene solo i Faraoni. Ma non solo, ne troviamo traccia anche in Grecia, Messico e tutta l’America Latina oltre, come già detto, in Cina.Nel corso dei secoli furono spesso guardati con diffidenza, con avversione. Il motivo era semplice: le specie velenose, erano utilizzate per uccidere, specialmente nel Medioevo. Dall’Europa, specie alla corte di Luigi XIV, si estesero  all’Inghilterra e, da questa, agli Stati Uniti, verso la fine del diciannovesimo secolo.

Dobbiamo ricordare anche , che sono un alimento molto usato anche in Europa dell’Est dove sono riconosciute le loro proprietà nutritive oltre che terapeutiche.  Ma entriamo, adesso, nel vivo delle caratteristiche dei funghi medicinali. Se vogliamo apprenderne l’uso corretto, dobbiamo fare riferimento, obbligatoriamente, alla medicina tradizionale cinese.

Molto utilizzati nella nutrizione e nella fitoterapia da oltre quattro secoli, sono tuttora inseriti nella dieta quotidiana della popolazione, viste le loro caratteristiche di depurazione del fegato e dei reni in particolare. Prima di proseguire col nostro studio, dobbiamo fare alcune precisazioni importanti. Pur potendo essere paragonati ai vegetali, per la loro forma e struttura, i funghi  curativi sono identificati in una classe a sé stante. Nonostante siano ancorati al substrato come ogni pianta, non hanno la capacità di sintetizzare le sostanze di nutrimento, in modo autonomo. Essi, infatti, si alimentano per assorbimento.

Il mondo vegetale, in genere, utilizza la fotosintesi clorofilliana, per estrarre le sostanze nutritive che occorrono alla crescita. Il regno animale invece, si alimenta per ingestione, assumendo le sostanze che poi vengono frazionate e digerite. Ora, i funghi, hanno caratteristiche che non corrispondono al mondo vegetale, bensì a quello animale. Durante gli studi effettuati in laboratorio, è emersa la presenza, nelle fibre fungine, di “chetina”, una molecola presente negli organismi animali ma totalmente assente nei vegetali.

Se cerchiamo le specifiche della chitina in chimica, vediamo che è un polisaccaride molto resistente, sia all’attacco dei microbi, sia agli agenti esterni come caldo, freddo e addirittura la siccità. In virtù di queste caratteristiche, ai funghi è stato assegnato un regno a parte, del quale fanno parte numerose categorie . Al regno dei funghi, infatti, appartengono circa un milione si specie diverse per dimensioni, conformazione  e struttura metabolica. Ne fanno parte , infatti, muffe, licheni, carboni e funghi dal corpo fruttifero.

Vengono definiti Macromiceti , o funghi superiori, quelli che hanno dimensioni considerevoli e possono essere osservati ad occhio nudo. Ai macromiceti, appartengono tutte le categorie di fungo che vengono raccolte nei boschi e consumate. Sono microscopici, invece,  i funghi inferiori, detti Micromiceti .  A questa categoria, appartengono i funghi utilizzati in laboratorio farmaceutico per produrre antibiotici, oppure quelli che coprono di muffa i cibi e quelli che agevolano la fermentazione.


LE PROPRIETÁ BENEFICHE DEL MIELE

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Tipi di miele e loro proprietà terapeutiche

PROPRIETÀ TERAPEUTICHE DEL MIELE IN BASE ALLE DIVERSE PIANTE DA CUI VIENE RICAVATO

Diverse sono le proprietà terapeutiche del miele che cambiano a seconda del polline dei fiori che lo “generano”. Ecco di seguito un breve elenco:

Miele di Acacia Sapore: delicato, fine, vellutato.
Proprietà: corroborante, lassativo, antinfiammatorio per la gola, patologie dell’apparato digerente, disintossicante del fegato, contro l’acidità di stomaco.
Miele di Arancio Sapore: aromatico gradevolmente acido.
Proprietà: cicatrizzante per le ulcere, antispasmodico, sedativo.
Contro l’insonnia e l’eccitazione nervosa.
Miele di Bosco Sapore: forte.
Proprietà: indicato negli stati influenzali.
Miele di Castagno Sapore: intenso con retrogusto amaro.
Proprietà: favorisce la circolazione sanguigna, antispasmodico, astringente, disinfettante delle vie urinarie.
Consigliato per anziani e bambini.
Miele di Girasole Sapore: non molto dolce, asciutto, con aroma di polline.
Proprietà: antinevralgico, febbrifugo, consigliato contro il colesterolo.
Calcificante delle ossa.
Miele di Erba Medica Sapore: delicato, neutro.
Proprietà: tonificante, antinfiammatorio, indicato per gli sportivi dopo una gara.
Miele di Erica Sapore: forte che ricorda l’anice.
Proprietà: azione antireumatica, antianemico ricostituente.
Miele di Eucalipto Sapore: malto, zucchero caramellato.
Proprietà: azione antibiotica, antiasmatico. Utile per la tosse.
Miele di Gocciadoro di Trento Sapore: fresco, fruttato.
Proprietà: utile per controllare l’ipertensione.
Miele di Melata d’Abete Sapore: resinoso, come di zucchero caramellato. Proprietà: antisettico polmonare e delle vie respiratorie.
Miele di Melata di Quercia Sapore: marrone scuro, leggermente amaro.
Proprietà: antianemico.
Utilizzato dagli atleti per l’elevato contenuto di sali minerali.
Miele Millefiori Sapore: molto delicato, senza retrogusti particolari.
Proprietà: azione disintossicante del fegato.
Miele di Conmugo o Ginepro Sapore: aromatico tipico delle essenze montane.
Proprietà: particolarmente indicato nelle affezioni respiratorie.
Miele di Tarassaco e Melo Sapore: marcato, persistente, caratteristico, astringente.
Proprietà: diuretico, depurativo, azione benefica sui reni.
Miele di Tiglio Sapore: mentolo, balsamico, molto persistente.
Proprietà: sedativo dei dolori mestruali, calmante, diuretico, digestivo.
Indicato per le tisane espettoranti.
Contro l’insonnia e l’irritabilità.
Miele di Timo Sapore: intenso e persistente, miele aromatico.
Proprietà: antisettico, calmante, combatte la febbre.
Miele di Trifoglio Sapore: intenso e persistente, miele aromatico.
Proprietà: antisettico, calmante
Miele di Rododendro Sapore: molto delicato.Proprietà: ricostituente, calmante dei centri nervosi, utile contro l’artrite
Polline dei fiori Sapore: di vegetale non sempre gradito; si può consumare nello yogurt e nel latte.
Proprietà: alimento proteico, ideale come antistress

Utilizzazione medica 
Un nuovo, recente studio definisce il miele non più come farmaco fitoterapico ma come farmaco vero e proprio. Il miele di timo in particolare e la melata (secrezione zuccherina delle api) favoriscono la cicatrizzazione delle ferite. D’altronde le virtù curative di questo alimento, erano già conosciute nei tempi antichi e sono oggi apprezzate dalla medicina ufficiale che ha inserito tra le proprietà anche la capacità antibatterica. In Francia addirittura, lo scienziato Bernard Descottes, capo del Dipartimento di chirurgia interna e trapianti dell’Ospedale di Limoges, già dal 1984 ha iniziato ad utilizzare il miele per problemi di cicatrizzazione e per curare le piaghe, con risultati estremamente positivi. La “Terapia del miele”, da lui ribattezzata con il nome di “Apiterapia” è risultata quindi estremamente efficace, e gli ha “fruttato” la qualifica di Presidente dell’Associazione. Secondo l’esperto, che utilizza un protocollo di cura specifico nell’ospedale di Limonges, dove svolge la sua attività, il miele garantisce cure due volte più rapide rispetto alle medicazioni grasse. Il segreto antisettico del miele, sarebbe quindi l’ acqua ossigenata che viene da esso prodotta naturalmente, attraverso un enzima utilizzato dall’ape per trasformare il nettare. Il potere cicatrizzante, secondo Descottes, è invece legato sia allo zucchero, che per osmosi asciuga la piaga, sia ad un insieme di composti organici che favoriscono l’emissione di citochine e interleuchine precicatrizzanti. Secondo un ulteriore studio condotto dall’Università di Pisa, invece, il miele sarebbe efficace contro diversi microrganismi responsabili di infezioni interne


Papaya (Carica papaia, L.)

Papaya

La Papaya (Carica papaia, L.) è una pianta della famiglia delle Caricacee, detta anche albero dei meloni; originaria del Messico e della America Centrale è attualmente diffusa in tutti i paesi tropicali e subtropicali. Il clima ideale per la sua crescita è il caldo umido, dove l’arbusto dà rapidamente una grande quantità di frutti il cui colore è verde quando è immaturo e giallo quando è maturo.

La Papaya contiene un enzima che si chiama papaina, che ha un’azione proteolitica ed è molto utile per migliorare la digestione; inoltre è ricchissima di Vitamina C (più dei kiwi e delle carote!) la cui carenza, come abbiamo detto, provoca lo scorbuto. La Papaya contiene anche in gran quantità antiossidanti come selenio, flavonoidi, carotene e provitamina A, che l’organismo trasforma in Vitamina A; infatti questo frutto contiene più carotenoidi del pompelmo, dell’avocado, delle arance, del kiwi, delle banane, dei limoni e persino delle carote.

I carotenoidi principali sono il licopene e la B-criptoxantina, che insieme agli altri antiossidanti proteggono le cellule dai radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare, e dalle patologie legate alla degenerazione cellulare indotta appunto dai radicali liberi. I flavonoidi regolano la permeabilità dei vasi sanguigni, quindi sono importanti per il microcircolo e per la circolazione del sangue in generale.

La Papaya, inoltre, è ricca di minerali, in particolare potassio, magnesio e calcio, in forma naturale biologica ed assimilabile, utili per le ossa, soprattutto durante la menopausa per prevenire l’osteoporosi, e di enzimi, sostanze importantissime senza le quali la vita sarebbe impossibile, poiché essi entrano a far parte di tutte le reazioni chimiche che avvengono nell’organismo, rendendole compatibili con la vita. Essi sono definiti infatti “biocatalizzatori” perché attivano e favoriscono i processi fondamentali della vita stessa. La parola enzima deriva dal greco “zumé”, che significa “lievito”. Nel 1897 Eduard Buschner isolò il primo enzima dal lievito di birra e lo chiamò “Zimase”: vinse il premio Nobel.

Il frutto acerbo della Papaya contiene molti più enzimi del frutto maturo; i principali sono la papaina, la chimopapaina e la papaialisozima. Le vitamine, i minerali e gli oligoelementi di cui la Papaya è ricca, svolgono la cosiddetta funzione di “coenzimi”. La moderna alimentazione spesso non ci fornisce un’adeguata quantità di enzimi, poiché la cottura e la conservazione impoveriscono i nostri alimenti di queste importantissime sostanze, mentre la Papaya, che ne è ricchissima, può fornircene in abbondanza.

Se vogliamo purificare il nostro organismo la Papaya ci aiuta perché stimola l’eliminazione e lo smaltimento delle sostanze di scarto e purifica il sangue, effettua anche una sorta di pulizia dell’intestino, stimola gli organi emuntori, aiuta anche a ridurre il sovrappeso stimolando il metabolismo e aiutando a scomporre più velocemente le proteine, con beneficio per la digestione e con minor formazione di sostanze di scarto che l’organismo deve eliminare, perché tossiche.

Si ritiene anche che la Papaya abbia una sorta di azione “ringiovanente” per l’organismo, perché il suo effetto depurativo non si limita al canale alimentare, ma si estende anche alle altre cellule. Da alcuni studi effettuati recentemente si è notato, infatti, che l’uso della Papaya riduce l’incidenza di alcune malattie degenerative.

La Papaya, sia acerba che matura, aiuta a ristabilire nell’organismo l’equilibrio acido-base spesso compromesso e squilibrato verso l’iperacidità da diversi fattori, come un’alimentazione squilibrata, povera di frutta fresca e verdura, lo stress, il poco riposo, un’insufficiente attività fisica che aiuta ad espellere con la traspirazione e il sudore le sostanze acide di scarto dal corpo. Una delle conseguenze dell’iperacidità è un aumento della formazione di radicali liberi, che danneggiano le strutture cellulari. Le vitamine, i minerali e le sostanze vitali presenti negli alimenti non vengono utilizzate correttamente, e ciò si traduce in sintomi legati alla loro carenza.

I batteri benèfici che vivono abitualmente nel nostro intestino, che costituiscono la cosiddetta flora batterica intestinale, muoiono e di conseguenza il nostro sistema immunitario si indebolisce, e ciò può portare all’insorgere di malattie. La Papaya invece ci aiuta a ristabilire l’equilibrio acido-base, facendolo virare verso l’alcalinità, per l’effetto alcalinizzante dell’enzima papaina. L’effetto alcalinizzante della Papaya è uguagliato solo da alghe e Spirulina (che è sempre un’alga, ma di acqua dolce e non contiene iodio come le alghe di mare).

Una particolare forma di assunzione della Papaya è la Papaya fermentata, che potenzia le caratteristiche benefiche di questo frutto e ci aiuta ancora di più a mantenerci in forma, combattendo l’invecchiamento cellulare indotto dai radicali liberi.

La Papaya fermentata contiene, infatti, frutti maturi ma ancora verdi, perché è in questo stadio di maturazione che la Papaya sviluppa il massimo di principi attivi e di enzimi, ed è preparata utilizzando la polpa, i semi, la buccia e le foglie, per avere la totalità dei principi attivi della pianta. La fermentazione avviene in presenza di Tè verde, succo di limone fresco e un particolare lievito, la Kombucha; si ottiene così un arricchimento di sostanze benefiche e si rende il composto totalmente assimilabile, per via della fermentazione che è quasi una pre-digestione, e lo rende utile a tutti e a tutte le età.

Controindicazioni: Sono riportate anche alcune interazioni che la papaia dimostra avere con alcuni farmaci, in particolare con il Warfarin® (farmaco anticoagulante), andando ad aumentare l’anti-aggregazione piastrinica con rischi di sanguinamento. È altresì possibile l’innescarsi di reazioni avverse (soprattutto verso il lattice) e casi di ipersensibilità, anche con concentrazioni molto piccole.


Tisana anticellulite

Cellulite-haut

La cellulite è più correttamente chiamata liposclerosi ed interessa oltre la metà della popolazione, distribuendosi prevalentemente tra le donne (8-9 donne su 10), ma coinvolgendo anche il genere maschile, sia pure generalmente in forma più lieve (fino a 4 uomini su 10). Il termine cellulite è un termine improprio in quanto in medicina, il suffisso “ite” sta ad indicare un processo flogistico del pannicolo adiposo sottocutaneo e delle strutture anatomiche in esso contenute. Il termine medico ritenuto più idoneo è pannicolopatiaedematofibrosclerotica:

  • pannicolo: indica che il problema è situato a livello del pannicolo adiposo sottocutaneo
  • edemato: informa che prima a livello dell’ipoderma e poi nel derma, dove si trova il sistema sanguigno e linfatico, v’è una situazione di edema (ristagno di liquidi) probabilmente dovuto a cattiva circolazione.
  • fibrosclerotica: segnala che stanno avvenendo fenomeni di organizzazione fibrosa (come se dovessero delimitare l’edema).

(per tenere sotto controllo la cellulite ed eliminare i liquidi in eccesso)

Ingredienti per 1 litro di tisana:

  • basilico 8 grammi
  • foglie di menta 8 grammi
  • foglie di lauro 8 grammi
  • foglie di efedra 8 grammi
  • foglie di lavanda 8 grammi
  • semi di anice 8 grammi
  • tiglio alburno 8 grammi

Mettere nella tisaniera circa 10 grammi della miscela di erbe, immergerla in 2 decilitri di acqua bollente e lasciare in infusione per 10 minuti.