Alla natura si comanda solo ubbidendole. Francis Bacon, Saggi, 1597/1625

cosmesi naturale

L’aceto di mele

L’aceto di mele è stato a lungo utilizzato come aiuto sia per la salute del sistema cardiocircolatorio che per la perdita di peso. Pare che si tratti di un sistema in uso sin dall’antichità; fonti storiche testimoniano addirittura come l’aceto di mele fosse già in uso presso gli antichi egizi.

Si tratta di un integratore molto sicuro anche per i bambini, infatti non ci sono effetti collaterali noti derivanti dal suo utilizzo. Questo prodotto si ottiene dalla fermentazione del succo di mela, che avviene tramite l’ossigeno, e produce acido acetico. Il prodotto finale   deve essere a doppia fermentazione e senza successive procedure quali distillazione, filtraggio o pastorizzazione.

L’ aceto di mele risulta essere molto benefico per l’organismo: esso, infatti, è ricco di minerali, vitamine ed altre sostanze. Contiene vitamina C, vitamina E, vitamina A, vitamina P, vitamina B1, vitamina B2 e vitamina B6. Possiede, inoltre, molti minerali utili all’organismo, come potassio, fosforo, calcio, zolfo, manganese, cloro, sodio, ferro,  magnesio, rame, silicio, e fluoro. L’aceto di mele contiene anche pectina, utile per una corretta funzionalità intestinale.

E’ sempre consigliato il consumo di aceto di mele perché gli acetobatteri, cioè quelli responsabili dell’acidificazione, hanno un’alta affinità con la flora batterica dell’intestino umano e quindi svolgono un’azione risanatrice e disintossicante e combattono l’attività dei batteri putrefattivi (quelli che causano le disfunzioni intestinali e le coliti). L’aceto di mele svolge un’azione tonificante, mineralizzante, riequilibrante degli eccessi di acidità. Ha un’azione battericida, atta a prevenire enteriti e diarree causate da batteri (come la salmonella) dannosi per il nostro organismo. E’ in grado, inoltre, di rallentate il processo di indurimento vascolare ed è un magnifico apportatore di potassio che funge, per il nostro organismo, da pompa per introdurre gli elementi nutritivi nelle cellule del corpo.

Le funzioni svolte da questa bevanda sono molteplici, tra queste vi è la proprietà di disintossicare il fegato, che a sua volta svolge un ruolo importante nella perdita del peso. Da recenti studi, infatti, è emersa anche la sua azione di bruciare i grassi. Inoltre, è un ottimo alleato contro la ritenzione idrica.

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In sintesi:

-disintossica, depurando il sangue e l’intestino;

-aiuta a digerire;

-aiuta la pelle a mantenersi giovane, favorendo il ricambio epidermico;

-favorisce la fissazione del calcio;

-ottimizza le funzioni nervose;

-favorisce la diuresi e accelera il metabolismo, aiutandolo a bruciare i grassi e ad eliminare le tossine;

-è un ottimo rimedio per la stipsi;

-combatte l’insonnia;

-cura il mal di gola e l’infiammazione delle tonsille .

Modalità d’uso: Per perdere peso, per mantenere il peso forma e per un effetto depurante sono necessarie 3 compresse, prima o durante i pasti, con cicli di almeno 4/6 settimane.

Per un effetto digestivo, 3 compresse al giorno preferibilmente dopo i pasti.

Controindicazioni: Nessuna


Petali di rosa

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I petali sono la parte più importante del fiore, perchè ne proteggono le strutture interne e gli organi riproduttivi. In genere, i petali sono delle foglie modificate che nel corso del tempo hanno subito una mutazione genetica tale da farle diventare più sottili e variamente colorate. Tra i petali più belli in assoluto troviamo senza dubbio quelli di rosa. Queste strutture vegetali si prestano a infiniti usi, sia gastronomici, che fitoterapici, ma anche ludici. I petali di rosa sono anche molto usati per le decorazioni di cerimonie e matrimoni dove fungono da coriandoli da lanciare ai festeggiati o agli sposi all’uscita dalla chiesa. I petali di rosa si possono usare freschi, ma anche essiccati. In entrambi i casi l’effetto decorativo è notevole e consente di arricchire ed impreziosire qualsiasi occasione.

Caratteristiche

I petali di rosa sono le strutture protettive del fiore di questa pianta. Nati probabilmente da foglie modificate, i petali di rosa hanno assunto forme e colori che variano in base alla specie d rosa a cui appartengono. Diversa è anche la loro profumazione, più o meno intensa e sempre legata alla varietà di rosa. Presi singolarmente, i petali di rosa hanno la forma di un cuore, mentre riuniti in gruppi formano la corolla del fiore. La parte inferiore dei petali è chiamata “unghia”, mentre quella superiore è detta “lamina”. La loro particolare conformazione permette di proteggere gli organi interni e riproduttivi del fiore, come gli stami ed i pistilli. Il numero di petali di rosa varia sempre in base alla specie. Alcune varietà di rosa possono avere anche cinquanta o sessanta petali, mentre altre solo dieci o cinque. Grazie agli ibridi si sono ottenuti petali di rosa con colori e profumazioni più intense. Esistono ibridi, come la Rosa tea, che presenta cinque petali di colore giallo, riuniti in due o tre fiori oppure in un’infiorescenza singola. I petali di rosa possono essere rossi, bianchi, gialli, fucsia, screziati, panna. E’difficile però trovare petali di rosa blu, perché, come già detto nel corso di un precedente approfondimento, le rose blu sono semplicemente dei fiori colorati con vernici artificiali. Molti petali sono presenti anche nelle rose rampicanti, dove i fiori sono molto piccoli, ma con un evidente effetto decorativo. Per ammirare petali di rosa intensamente colorati o profumati, si può ricorrere alla rosa canina o a quella rugosa, che presentano fiori singoli dove la conformazione dei petali è maggiormente evidente. I petali di rosa, se toccati a mano nuda, possono anche macchiare. Il loro tessuto è molto delicato, quasi vellutato e strapparli violentemente dal fiore costituisce una vera e propria violenza alla bellezza e alla salute della rosa, oltre che un gesto poco chic dal punto di vista estetico e decorativo.

Quando sbocciano

Le rose fioriscono in genere a primavera, nel mese di maggio. Esistono varietà di rosa che fioriscono anche in estate. Le specie rifiorenti possono anche sbocciare in autunno. In tutti questi casi si potranno ammirare petali di rosa di diversi colori, riuniti in infiorescenze singole o a gruppi, più o meno colorati e più o meno intensamente profumati. L’apertura di un bocciolo di rosa è sempre uno spettacolo per chi ha la fortuna di ammirarlo. Nell’apertura dei petali di rosa si può leggere il segno della natura che si risveglia e che rinasce ogni anno ricca di speranza e di colori. Lo sbocciare di una rosa è sempre un evento affascinante ed i petali di questo fiore non fanno altro che sottolinearne l’infinita bellezza.

Usi

Proprio per il loro elevato valore decorativo, i petali di rosa sono utilizzati nelle decorazioni delle cerimonie, per preparare rimedi fitoterapici, nella cosmesi e nella gastronomia. Nelle cerimonie si usano sia petali freschi che essiccati. I petali freschi hanno un impatto estetico notevole, ma spesso, a causa di condizioni climatiche avverse, rischiano di disidratarsi e di seccare prematuramente, non potendo essere utilizzati come coriandoli o come accessori decorativi. In genere è meglio non raccogliere in proprio i petali di rosa freschi, perché una raccolta maldestra potrebbe danneggiarli e renderli inutilizzabili. I petali di rosa freschi si possono comprare dal fiorista, che usa metodi di raccolta più delicati. I petali freschi si possono usare come coriandoli da gettare agli sposi assieme al riso, oppure per segnare il percorso che conduce i futuri coniugi all’altare. I petali di rosa si possono anche usare per decorare i tavoli e la sala del ricevimento. In queste occasioni si usano in genere abbinamenti di petali di rosa bianchi, rossi e rosa. I petali di rosa freschi possono decorare anche il tavolo di una romantica cena privata o la vasca da bagno. I petali sparsi sulla vasca piena d’acqua hanno un effetto rilassante sulla psiche e vellutante sulla pelle. Nel caso non sia possibile reperire petali di rosa freschi, si possono usare anche quelli secchi. Questi ultimi vanno però impiegati solo per decorare gli ambienti delle cerimonie o come coriandoli da lanciare con il riso, mentre è inutile usarli come essenze nella vasca di bagno, perché non avrebbero alcun effetto. I petali di rosa secchi si possono usare anche come decorazione della camera da letto. Alcuni di loro, magari rossi, poggiati su lenzuola bianche, possono fare da preludio a un’infuocata prima ( e non solo) notte di nozze.

Come essiccarli

I petali di rosa freschi si possono anche essiccare ricorrendo ad alcune semplici tecniche. I petali di rosa, inoltre, sono quelli che rispetto ad altri fiori si prestano meglio alla procedura di essiccazione. Possono essere raccolti dal fiore reciso, oppure durante le ore più calde della giornata. La procedura di essiccazione è più efficace se i petali vengono tenuti in un luogo caldo, arieggiato ed asciutto, magari avvolti in fogli di giornale o di cartone.

Come migliorare i petali freschi

Chi ama esclusivamente i fiori freschi, preferisce di conseguenza anche i petali nelle stesse condizioni. I petali di rosa freschi possono risultare intensamente colorati e profumati se la pianta viene adeguatamente irrigata e concimata. Le rose vanno irrigate in proporzione alle dimensioni dell’arbusto. Per le specie più grandi, il fabbisogno idrico sarà di dodici litri di acqua ogni due settimane. Questa quantità si riferisce alle rose rifiorenti. Se la temperatura sale, l’intervallo tra un’annaffiatura e l’altra va ridotto. Le rose vanno bagnate dal basso, perché l’acqua nei petali e nelle foglie potrebbe causare malattie fungine. La concimazione delle rose varia in base al metodo di coltivazione ( in vaso o in piena terra). Le rose in vaso vanno concimate con fertilizzanti minerali liquidi da diluire in acqua o con concimi granulati a lenta cessione, mentre quelle coltivate in piena terra possono essere indifferentemente concimate con concimi organici ( stallatico) o minerali a lenta cessione. Le dosi del concime vanno dimezzate rispetto a quelle indicate nella confezione, perché gli eccessi possono causare bruciature delle radici. Il periodo ideale della concimazione delle rose è in autunno, dopo la fioritura. In genere si tende a somministrare concime ogni quindici giorni, ma le rose tendono a sfruttare da sole le sostanze naturalmente presenti nel terreno. Le maggiori esigenze di concime sono, infatti, per le rose rifiorenti, che tendono a depauperare il suolo delle sue sostanze nutritive. Queste sostanze, una volta assorbite dalle radici della pianta, non si riformano più, rendendo necessario l’intervento della concimazione. Nella coltivazione delle rose rifiorenti, proprio per questa loro caratteristica e per evitare fenomeni di carenza, conviene procedere, periodicamente, alla sostituzione del terriccio in vaso, mentre per quelle coltivate in pieno campo, specie durante la concimazione autunnale, conviene distribuire stallatico maturo ai piedi della pianta, in tal modo si effettua anche una pacciamatura che protegge le rose dal gelo invernale. Calibrando correttamente le annaffiature e le concimazioni, le rose avranno fiori e, quindi, petali maggiormente colorati e profumati.

Proprietà

I petali di rosa possiedono anche numerose proprietà che ne consentono l’impiego in erboristeria e fitoterapia. Queste splendide parti della rosa contengono infatti vitamina B C, K e sali minerali, come potassio, rame e zinco. Con i petali delle rose si possono anche preparare infusi, decotti, acqua di rose e lozioni da applicare sulla pelle in caso di patologie dermatologiche. I petali di rosa, immersi in acqua calda e respirati da chi è colpito da influenza e tosse, hanno anche proprietà espettoranti. Esiste anche il tè ai petali di rosa, da assumere in caso di influenza, raffreddore o mal di gola. I petali di rosa si possono usare anche in cucina per preparare gustosi piatti, come l’omonimo risotto.

Petali di rosa : Ricette

Con i petali di rosa, come accennato al precedente paragrafo, si possono preparare delle gustose ricette. I petali, infatti, hanno la virtù di insaporire diversi piatti a base di pasta e riso, oppure delle insalate. I petali da usare nei piatti a base di pasta e riso devono essere freschissimi e non trattati con diserbanti. In genere si usano solo i petali delle rose rosa. Queste parti della pianta distaccano dalle rose fresche e si puliscono con un panno sottile e umido. Si tagliano poi in listelli sottili e si aggiungono alla pasta o al riso appena cotti o alle insalate. Il gusto dei petali di rosa è molto delicato e serve solamente ad insaporire meglio i piatti da preparare. Non tutti apprezzano il gusto dei petali di rosa. In effetti, queste parti della pianta sono leggermente insipide e per gustare a fondo un piatto a base di petali di rosa, bisogna insaporire un po’ di più con il sale. Le ricette più famose da realizzare con i petali di rosa sono le tagliatelle e il risotto. Con i petali di rosa si possono preparare anche dei dolci, come il sorbetto, oppure dei fritti. I petali di rosa da friggere vanno sempre prelevati da rose non trattate con prodotti chimici. Dopo averli immersi in una “pastetta” di acqua e farina, gli stessi petali vanno fritti nell’olio bollente. Il loro gusto particolarmente aromatico è molto apprezzato dagli estimatori della buona cucina.


Ortica (Urtica dioica)

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È una pianta perenne, infestante, comunissima in Italia, che appartiene alla famiglia delle Urticacee. Prolifera in terreni incolti, a ridosso delle siepi, nei boschi, sui sentieri di campagna ed è sempre in grossi gruppi. È caratterizzata dalla peluria pungente, satura di acido formico, che ricopre le sue foglie ed e assai temuta per la sua azione irritante detta appunto urticante. Dell’ortica si impiegano le cime giovani e tenere, la pianta intera e la radice, che si raccolgono rispettivamente in aprile, da maggio a settembre e da agosto a ottobre. L’essiccazione deve avvenire sempre all’aria e all’ombra.

L’ortica è una delle migliori piante medicinali che possediamo. Se l’umanità sapesse quant’è grande il suo potere curativo, forse non coltiverebbe altro, ma solo in pochi lo sanno.

Proprietà: anti-diabetico, astringente, depurativo, diuretico, emostatico.

L’ortica è ricca di vitamina C, clorofilla, sali minerali (silicio, ferro, calcio, fosforo, manganese e potassio), carotene, acido formico, acido folico, tannino, istamina, acetilcolina, che la rendono una pianta unica per la grande varietà di usi differenti.

L’ortica è medicamentosa dalla radice allo stelo, dalle foglie al fiore. Sin dall’antichità godeva di grande prestigio. Parti della pianta differenti manifestano proprietà differenti e specifiche, in quanto ognuna di esse è ricca di sostanze chimiche diverse.

Le foglie, sono ricchissime di sali minerali, specialmente ferro, fosforo, magnesio, calcio, silicio: elementi che ne fanno un ottimo diuretico e depurativo del sangue; esse contengono anche vitamine A, C, K, acido formico e tannino. L’ortica ha proprietà anti-anemica: il ferro e la clorofilla di cui abbonda stimolano la produzione di globuli rossi, rendendola ideale per le anemie; e’ ricostituente e tonificante (consigliata in caso di convalescenza, denutrizione ed esaurimento); è depurativa e diuretica, ideale in caso di disturbi reumatici, artrite, gotta, calcoli renali, quindi di notevole aiuto nella diminuzione del peso corporeo. La presenza di discrete quantità di minerali conferisce ai preparati di ortica, derivanti dal fusto e dalle foglie, un efficace potere remineralizzante utile per curare persone che soffrono di artrosi, reumatismi o di dolori articolari dovuti alle cartilagini consumate; per questa ragione è consigliabile inoltre utilizzare l’ortica anche prima e durante la menopausa, periodo in cui le donne vanno incontro ad un indebolimento osseo e cartilagineo in generale. L’ortica ha inoltre una grande capacita’ di alcalinizzare il sangue, facilitando l’eliminazione di residui acidi del metabolismo, strettamente legati a queste malattie. Facilita la digestione e la capacita’ di assimilare i cibi, in quanto contiene piccole quantità di creatina, ormone prodotto da alcune cellule del nostro intestino, che stimola la secrezione del succo pancreatico e la motilità dello stomaco e della cistifellea. E’ astringente (utile in caso di diarrea, colite o dissenteria); ipoglicemizzante (abbassa il livello di zuccheri nel sangue); galattogena (aumenta la secrezione del latte materno ed e’ consigliata durante l’allattamento); ha effetto emolliente, ed e’ usata nelle malattie croniche della pelle, specialmente per eczemi e acne; pulisce, rigenera e rende più bella la pelle. Usata contro la caduta dei capelli, e’ un ottimo antiforfora sotto forma di decotto, che si friziona direttamente sulla cute. Di valido aiuto in caso di emorragie nell’apparato digerente e di emorroidi sanguinanti, come rimedio antiemorragico in caso di emottisi, ematuria o mestruazioni eccessivamente abbondanti.

I prodotti ricavati invece dalla radice della pianta sono ricchi di beta-sitosteroli, che hanno una spiccata azione sull’ipertrofia prostatica benigna, cioè il progressivo ingrossamento della ghiandola prostatica, e sulle sue fastidiose ed anche dolorose manifestazioni. L’ortica ha su questa patologia un’azione molto specifica che può essere potenziata con l’assunzione di altre piante come la zucca o di altri derivati contenenti licopene (contenuto in buona quantità nel pomodoro).

E’ stata ed è utilizzata sia nella medicina popolare che nella fitoterapia come un disintossicante e nutritivo. La presenza di sostanze vasoattive infatti, associata alla presenza di minerali, clorofilla e nutrienti, supporta l’opinione popolare che l’Ortica sia un rimedio principe per le disintossicazioni primaverili.

Impiego Cosmetico: L’applicazione topica del succo e degli infusi di Ortica era già nota a Galeno, che li riteneva un rimedio efficace per le ulcere e le malattie della pelle. Gli estratti di Ortica si caratterizzano infatti per un’attività purificante, astringente ed antinfiammatoria, responsabile del noto impiego nel trattamento di capelli e cuoio capelluto con tendenza alla seborrea, alla caduta e alla forfora. Per gli stessi motivi, l’uso dell’Ortica è indicato nella preparazione di creme, latti e tonici per pelli grasse ed impure. Grazie al loro elevato contenuto in proteine e aminoacidi, gli estratti di Ortica presentano inoltre spiccate proprietà idratanti e ammorbidenti, estremamente interessanti per la formulazione di cosmetici destinati al trattamento di pelle e cuoio capelluto secchi e disidratati.

A livello locale l’Ortica è abbastanza astringente; è stata utilizzata per controllare il sanguinamento di ferite esterne e per controllare il sangue dal naso. Utilizzata anche come applicazione locale sulle emorroidi.

Succo fresco: E’ il modo migliore di utilizzare l’ortica per sfruttarne le proprietà medicinali, soprattutto l’effetto depurativo; si ottiene schiacciando le foglie o centrifugandole; generalmente si prende un cucchiaio di succo di pianta fresca tre volte al giorno. Per ottenere 100 ml di succo occorrono grandi quantità di erba fresca, circa 10 kg.

Infuso: Si prepara con 50g di foglie fresche in 1 litro d’acqua bollente; si lascia in infusione per 10 minuti e se ne prendono 3 o 4 tazze al giorno.

Decotto di ortica: 30 g di ortica fresca in mezzo litro d’acqua fredda, bollire per 10 minuti, filtrare e bere caldo o freddo.

Consumatene 2 tazze al giorno per depurare il sangue.

Tintura: si trova già pronta in commercio. Per prepararla: porre 20 g d’ortica essiccata in 100 ml di alcool a 25°C e lasciare macerare per 5 giorni, quindi filtrare e conservare in bottiglie scure.

Lozioni: Si applica il succo sulla zona ammalata della pelle.

Impacchi: Si imbevono nel succo, si applicano sulla zona malata e si cambiano 3 o 4 volte al giorno. .

Urticazioni: Con un mazzo di ortica appena tagliata si batte leggermente l’articolazione affetta da un processo infiammatorio o reumatico (ginocchio, spalla ecc.); questo produce un effetto revulsivo per il quale il sangue viene attratto in superficie decongestionando i tessuti interni.

Consigli d’uso:

L’ortica è adatta a chi ha problemi di forfora, caduta di capelli e cute grassa (seborrea). Favorisce la ricrescita dei nuovi capelli, ripulisce e purifica i pori della pelle, ha proprietà astringenti: Si aggiungono alcune gocce di olio di Ortica Dioica ad uno shampoo neutro e si passa sui capelli, lasciandolo agire per almeno un minuto sul cuoio capelluto. L’ortica è infatti importante per la salute del capello, che ne trae forza e ‘robustezza’; inoltre, le doppie punte si stemperano un pochino. Per un buon risultato è importante che il trattamento venga ripetuto con frequenza, possibilmente una volta al giorno, ma anche ogni 2 va bene. E’ altrettanto efficace il decotto di radici. Oppure bollire circa 100 gr di radici in mezzo litro d’acqua e 300ml di aceto di mele per mezz’ora, lasciando riposare, raffreddare e filtrare. Con questo preparato frizionare mattino e sera. L’ acqua dell’ultimo risciacquo, quando lavate i capelli, dovrebbe essere fatto con decotto tiepido d’ortica e sola acqua.

Crema viso per pelle impura e grassa: Aggiungere qualche goccia di ortica ad una crema viso neutra.

Acne e malattie della pelle in genere: 3 tazze d’infuso nel corso del giorno, oppure 15 gocce di tintura diluite in un poco d’acqua o una tazza di decotto bevuto al mattino a digiuno. Se assunto lontano dai pasti fornisce i minerali necessari per combattere la comparsa dei brufoli.

Pelle grassa: una volta alla settimana fare suffumigi con un litro e mezzo di acqua bollente a cui avrete aggiunto 3-4 gocce di estratto oleoso di ortica

Calcoli renali e vescicali: Il succo di pianta di ortica fresca si è rivelato particolarmente efficace. Nel giro di una terapia di 14 giorni la quantità di urina aumenta, il peso corporeo diminuisce grazie alla disidratazione e la pressione cala leggermente.

Nelle epistassi si consiglia di introdurre nel naso batuffolini di cotone idrofilo imbevuti di succo fresco di ortica.

Cucina: In cucina l’ortica si può usare nella preparazione di frittate, minestre, ravioli, risotti. Naturalmente, una volta cotta, l’Ortica non pizzica più, anzi diventa morbidissima come il velluto per lo stomaco.

La polvere ottenuta dalle foglie essiccate può essere sparsa sul cibo.

“L’ortica è una buona fonte di proteine: quando è fresca ne contiene da 6 a 8 g ogni 100 g, essiccata ne contiene da 30 a 35 g (percentuale vicina a quella della soia, uno dei legumi più ricchi di proteine)”.

Altri usi: L’Ortica ha anche un’azione insetticida: facendo macerare le foglie per circa 12 ore in acqua si ottiene un buon aficida.

A livello industriale l’ortica viene utilizzata per estrarre la clorofilla della quale è ricchissima.

Precauzioni: non consumare i semi.

Interazione con farmaci: Nessuna conosciuta al momento.


La luffa: una spugna vegetale naturale

Luffa_sponge

Esiste un tipo di Zucca, la Luffa (o Loofa), che è oggetto da lungo tempo delle cure colturali della maggioranza dei popoli che vivono nei paesi caldi come l’Indocina, l’Indonesia, le Antille francesi e l’Asia tropicale in genere, e che viene oggi coltivata come pianta ornamentale, alimentare, officinale e da fibra. Sebbene la sua origine sia appunto l’Asia tropicale, oggi la Luffa è presente, sia allo stato spontaneo che coltivata, nelle regioni tropicali di quasi tutto il mondo. L’immensa estensione del territorio nel quale questa pianta forma oggetto di coltivazione specializzata, e di commerci internazionali, sta a dimostrare non solo la sua pratica utilità, ma anche, indirettamente, l’antica conoscenza da parte dell’uomo. Oggi anche in Italia si sta sperimentando con successo la coltivazione della Luffa, nelle regioni a clima caldo come la Sardegna e la Sicilia.

La Luffa appartiene alla famiglia delle Cucurbitacee e annovera meno di una decina di specie, di cui una di particolare interesse, la Luffa cylindrica (o Luffa aegyptica), che è utilizzata soprattutto a scopo alimentare e per altri usi commerciali che vedremo. Il nome Luffa ci ricorda la parola Louff in uso tra gli arabi per indicare questa pianta, e che ne denuncia le origini.

La Luffa cylindrica è una grande pianta erbacea annuale, rampicante per mezzo di cirri, i cui fusti raggiungono anche i 5 metri di lunghezza, che produce frutti appartenenti al tipo dei peponidi, allungati e cilindrici (da cui il nome) suddivisi internamente in tre logge longitudinali che racchiudono i semi. La Luffa va seminata verso la fine di marzo e la sua coltura richiede molta acqua, con irrigazioni frequenti e abbondanti.

Con la maturazione, la polpa del frutto si modifica e, da morbida e commestibile allo stadio giovanile, diventa all’interno fibrosa e spugnosa, e le sue fibre divengono coriacee ed elastiche. Il frutto è pendente e, arrivato a maturazione dei semi contenuti all’interno delle tre logge, si apre alla sommità tramite una sorta di opercolo che li lascia progressivamente sfuggire all’esterno, operando così la diffusione della specie.

I frutti sono commestibili solo allo stadio giovanile, quando sono ancora immaturi e ricordano le nostre zucchine, anche se inferiori come gusto e qualità organolettiche, e vengono consumati dopo cottura nelle minestre o dopo frittura; in quest’ultimo modo vengono consumati anche i fiori maschili, che ovviamente non producono frutto, proprio come noi europei facciamo con i fiori di zucca, solo che questi vengono colti prima che sboccino.

A scopo alimentare sono utilizzate anche le foglie, oltre ai boccioli fiorali e ai fiori maschili, e i giovani frutticini. Il frutto, nel corso del suo accrescimento, diviene non commestibile anche per l’accumulo di sostanze amare e purganti, oltre che per la lignificazione delle fibre.

A scopi officinali il lattice, ottenuto incidendo o tagliando il fusto, è utilizzato per la preparazione di saponi e cosmetici, mentre a scopi medicinali vengono utilizzati sia le foglie, sia i frutti.

Se i frutti vengono lasciati sulla pianta senza coglierli, si avviano verso la loro naturale maturazione, diventando duri e fibrosi e la loro polpa diventa immangiabile: è a questo stadio che subentra l’uso della Luffa in campo cosmetico; infatti, è ora possibile utilizzare lo stroma interno, ormai ridotto ad una rete di fibre elastiche, allontanando, attraverso macerazione nell’acqua, gli ultimi eventuali residui della parte polposa, la buccia e i semi.

Per la pelatura della Luffa si procede al distacco della parte più esterna del frutto, l’epicarpo, una volta che esso sia completamente essiccato, rendendo così più facile l’operazione, poiché in questo stadio esso aderisce con meno tenacità al reticolo sottostante. Diverse nervature ricoprono il frutto longitudinalmente partendo dal picciolo, alla base del quale vi è un nodo abbastanza resistente: quando il frutto è ben maturo viene bagnato e lo strappo del nodo e delle sue nervature porta alla rapida pelatura del frutto stesso, similmente a quanto avviene per le banane. Oggi esistono macchinari che effettuano meccanicamente questa operazione.

Il frutto, privato dell’epicarpo, dei residui di polpa ormai essiccati e dei semi, si presenta come un reticolo spugnoso di fibre, soffici ma resistenti, molto leggere, di forma cilindrica e di grosse dimensioni, anche 50-60 cm. di lunghezza e con un diametro fino a 20 cm, ma con un peso di soli 30-50 grammi, quando è secco e privo anche dei semi, che sono neri e numerosi, circa 500. A questo punto avviene la cernita del prodotto, che viene poi confezionato in vari modi per i diversi usi.

Loofah_Luffa_Bath_Sponge

Grazie alle caratteristiche fisiche e meccaniche delle fibre del frutto maturo, la Luffa è stata sempre tradizionalmente utilizzata per la produzione di “spugne vegetali”, naturali, ipoallergeniche e biodegradabili, ottima alternativa alle spugne sintetiche, utili per l’igiene personale, soprattutto per la loro azione levigante della pelle. Infatti il massaggio effettuato con la Luffa bagnata e insaponata, durante la doccia o il bagno, produce un vero e proprio “peeling”, che allontana le cellule morte superficiali, con un effetto esfoliante che facilita il ricambio cellulare, rendendo la pelle molto più morbida e liscia, in modo più delicato rispetto al tradizionale guanto di crine; oltretutto la Luffa si sciacqua facilmente e poiché non trattiene sapone e asciuga rapidamente, non ammuffisce come fanno a volte certe spazzole e spugne di altri materiali, quindi dura moltissimo tempo ed è più igienica.

La sua azione può essere sfruttata anche per evitare la formazione di quegli antiestetici accumuli cheratinici conseguenti all’uso della ceretta depilatoria, conseguenza della ricrescita sottopelle dei peli dentro i pori (peli incarniti). In questo caso è conveniente applicare sulla pelle un olio emolliente, ad esempio olio di Mandorle, o una crema grassa come il Burro di Karité, e lasciar ammorbidire per alcune ore, quindi effettuare un massaggio circolare sulla zona da trattare con la Luffa sempre bagnata e insaponata: la pelle perderà quell’orribile aspetto di “pelle d’oca” e tornerà di nuovo liscia e gradevole. Oppure si può effettuare un massaggio delicato, con movimenti circolari sulla pelle asciutta, con la Luffa ugualmente asciutta, per riattivare la circolazione sanguigna, oppure per fare uno “scrub” più profondo, soprattutto sui gomiti e sui talloni.

Anche le zone soggette a cellulite si avvantaggeranno del massaggio quotidiano effettuato con la Luffa, poiché essa facilita l’assorbimento di eventuali creme anticellulite, migliorando contemporaneamente la circolazione del sangue, contrastando così in modo attivo una delle cause della cellulite stessa, cioè la cattiva circolazione.

La Luffa viene utilizzata tal quale, semplicemente tagliando a pezzi il reticolo fibroso del frutto e ricavando da esso 4-5 spugne, a seconda della sua grandezza, anche applicando loro un manico in modo da ottenere una “spazzola” di Luffa per lavare la schiena; ma con questo frutto si confezionano anche delle manopole da bagno e delle strisce lavaschiena, con una parte di tessuto e una di Luffa, così da avere una parte un po’ più ruvida e una più morbida per le zone più delicate del corpo. Nasce da questa particolare destinazione dei frutti di Luffa il nome francese di “Courge-torchon” (panno di zucca) che serve, volgarmente, ad individuare tali zucche.

La Luffa di qualità più morbida e con la trama del reticolo più largo, quindi meno utilizzabile come spugna, può essere comunque utilizzata anche per imbottiture e per riempimento di vari oggetti domestici (sedie, poltrone ecc.), oppure per confezionare dischetti detergenti per il viso, o anche come suola per ciabattine di cotone, o come solette sottopiede traspiranti per le scarpe, come materiale isolante termoacustico, per imballaggi, o anche come substrato per colture idroponiche, e come abrasivo multiuso, per esempio in cucina per le stoviglie, ed altro ancora.

Il campo di utilizzazione della Luffa che, ripeto, è naturale e biodegradabile e oltretutto rinnovabile (basta coltivarla!), quindi eco-compatibile, potrebbe essere molto vasto e potrebbe sostituire molti materiali tradizionali, di solito più inquinanti, con grande vantaggio per l’ambiente.


Tisana anticellulite

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La cellulite è più correttamente chiamata liposclerosi ed interessa oltre la metà della popolazione, distribuendosi prevalentemente tra le donne (8-9 donne su 10), ma coinvolgendo anche il genere maschile, sia pure generalmente in forma più lieve (fino a 4 uomini su 10). Il termine cellulite è un termine improprio in quanto in medicina, il suffisso “ite” sta ad indicare un processo flogistico del pannicolo adiposo sottocutaneo e delle strutture anatomiche in esso contenute. Il termine medico ritenuto più idoneo è pannicolopatiaedematofibrosclerotica:

  • pannicolo: indica che il problema è situato a livello del pannicolo adiposo sottocutaneo
  • edemato: informa che prima a livello dell’ipoderma e poi nel derma, dove si trova il sistema sanguigno e linfatico, v’è una situazione di edema (ristagno di liquidi) probabilmente dovuto a cattiva circolazione.
  • fibrosclerotica: segnala che stanno avvenendo fenomeni di organizzazione fibrosa (come se dovessero delimitare l’edema).

(per tenere sotto controllo la cellulite ed eliminare i liquidi in eccesso)

Ingredienti per 1 litro di tisana:

  • basilico 8 grammi
  • foglie di menta 8 grammi
  • foglie di lauro 8 grammi
  • foglie di efedra 8 grammi
  • foglie di lavanda 8 grammi
  • semi di anice 8 grammi
  • tiglio alburno 8 grammi

Mettere nella tisaniera circa 10 grammi della miscela di erbe, immergerla in 2 decilitri di acqua bollente e lasciare in infusione per 10 minuti.


Olio pre-shampoo antiforfora a base di curcuma

 

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Un ottimo prodotto in questo periodo, in cui le nostre chiome vivono un periodo di stress dovuto all’improvviso cambiamento climatico.

Ingredienti per circa 150 millilitri di olio:

150 millilitri di oleolito di curcuma

8 gocce ciascuno di olio essenziale di lavanda e tea tree oil.

Una bottiglietta di vetro scuro.

Versiamo l’oleolito in una bottiglietta di vetro scuro, aggiungiamo quindi gli oli essenziali, tappiamo e agitiamo con cura. Si conserva a temperatura ambiente per circa un anno.

Per usarlo basterà applicarlo sui capelli umidi distribuendolo uniformemente dalle radici alle punte in dosi che variano da 1 a 3 cucchiai a seconda della lunghezza. Massaggiamo per un minuto circa, avvolgiamo i capelli in un asciugamano e lasciate agire per circa mezz’ora. Laviamo i capelli con uno shampoo antiforfora.

E’ un olio per capelli efficace e delicato, ottimo trattamento che riequilibra la microflora e lenisce l’irritazione del cuoio capelluto.


Oleolito di curcuma

oleolito curcuma

Mezzo litro di olio di sesamo

3 cucchiai di curcuma in polvere.

Un barattolo di vetro (da corpire con carta stagnola).

Una bottiglietta di vetro scuro.

Versiamo tutto l’olio nel barattolo di vetro e mescoliamo per qualche secondo la curcuma. Chiudiamo bene con il coperchio e copriamo bene il vetro con la carta stagnola al fine di impedire il passaggio della luce solare. Poniamo quindi il barattolo in un mobiletto fresco e asciutto, dove potrà stare in un ambiente buio. Lasciamo macerare in questo modo per una settimana, ricordandoci di agitare il barattolo ogni giorno. L’ottavo giorno non agiteremo il barattolo ma travaseremo il barattolo in una bottiglie di vetro scuro senza smuovere la curcuma che si sarà depositata sul fondo. Sarà necessario prestare un po di attenzione affinchè lo strato di polvere non finisca nella bottiglietta (se accidentalmente una piccola parte dovesse cadere, basterà evitare di spalmare sulla pelle la porzione di olio con la curcuma).

Questo oleolito è un ottima base da inserire in creme, detergenti e cosmetici in generale, essendo dotato di proprietà antirughe, antinvecchiamento, antiforfora. Se usato poi dopo l’esposizione solare o a lampade (mai prima) protegge dagli effetti nocivi delle radiazioni solari.